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Dal Presidente De Carlo l’impegno della Commissione al Senato per l’agroalimentare: così puntiamo su produzione, tradizione e innovazione

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(Agen Food) – Roma, 22 dic. – di Olga Iembo – A novembre 2022, quando è stato eletto Presidente della Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare in Senato, il parlamentare veneto di Fratelli d’Italia, Luca De Carlo, ha subito ammesso: “Non sarà un impegno facile, visto che la riforma di accorpamento delle Commissioni ha riunito molte deleghe pesanti… Ma siamo pronti ad occuparci dei temi cari al tessuto produttivo di questa nazione: oggi inizia un nuovo capitolo a favore di chi produce lavoro ed economia”.

Dopo poco più di un anno alla guida della Commissione, che ha visto De Carlo portare l’esperienza del Governo Meloni anche su palcoscenici internazionali come la Conferenza sul futuro dell’approvvigionamento energetico in UE di Stoccolma, o la presentazione del Libro bianco sulla pesca a Barcellona, fino alla Seconda conferenza parlamentare mondiale su fame e denutrizione promossa dalla FAO a Valparaiso, in Cile, il senatore ha convintamente chiari i temi da affrontare con priorità e quell’obiettivo che il Governo asserisce essere il proprio orizzonte: “Rappresentare uno Stato che favorisce l’imprenditoria, chi crea lavoro e chi vuole lavorare”.

Ne ha parlato rispondendo ad Agen Food.

Senatore, lei presiede una Commissione che ha diverse deleghe alquanto impegnative, tutte relative a settori che hanno subito fortemente gli effetti della difficile congiuntura storica. Al governo da poco più di un anno, la sua maggioranza si è trovata a gestire serie problematiche di vara natura, ma proprio oggi l’Istat ha fornito dati positivi per l’Italia, che vanta un’ulteriore crescita dell’export italiano, con un saldo commerciale positivo, la riduzione dell’inflazione e l’aumento dei consumi interni. Qual è la sua lettura di questo ampio quadro?

“Credo che quando arriva anche un organo imparziale come l’Istat a certificare il grande lavoro fatto dal Governo Meloni in questi 14 mesi qualcuno dovrebbe ripensare alle affermazioni fatte: eravamo quelli che avrebbero portato l’Italia all’isolamento e allo sfascio, in realtà siamo un governo che finalmente si fa rispettare in Europa ed è in grado di confrontarsi alla pari con i grandi del mondo. Il Presidente Meloni lo ha detto fin dal primo giorno: ‘Non disturbiamo chi vuole lavorare e produrre ricchezza’, e così è stato. L’economia si fa girare con il lavoro, non con il reddito di cittadinanza; l’introduzione del ‘carrello tricolore’ è stata fondamentale per contenere e poi ridurre l’inflazione; le aziende vedono finalmente la luce in fondo ad un tunnel che è stato troppo lungo”.

Industria, commercio, turismo e agricoltura hanno esigenze diverse e istanze rivolte alla politica diverse che contrastano fra loro?

“Le esigenze possono essere diverse, ma sono accomunate da due grandi temi: sostenibilità e innovazione. I cambiamenti climatici, il caro energia e i rincari delle materie prime si ripercuotono indiscutibilmente e indistintamente su tutti i settori economici e produttivi. La strada che a me piace indicare per l’agricoltura, e che è quella che credo debba essere perseguita da tutti i comparti, è ‘produrre di più e meglio’: la via non è quella della decrescita, che non può mai essere felice, ma di una produzione più attenta all’uso delle risorse, materiali ed energetiche, e che riesca ad elevare ulteriormente la qualità dei suoi prodotti, già di eccellenza”.

Sostenibilità, oggi divenuta una parola d’ordine. Lei ha avuto modo di dire “La nostra è un’agricoltura fra le più sostenibili del mondo”, ma c’è molto da fare, soprattutto per una sostenibilità ambientale ma anche economica e sociale. Come sta operando la Commissione in tal senso?

“Lo ribadisco: sostenendo la filosofia del produrre di più e meglio. In questo senso vanno i tanti provvedimenti che abbiamo adottato: penso alla sperimentazione in campo delle Tecniche di Evoluzione Assistita; penso all’introduzione del registro dei crediti di carbonio agroforestali; penso al sostegno dato alle imprese della pesca e dell’acquacultura colpite dall’invasione del ‘granchio blu’, o alla lotta al Nutriscore e alla ‘carne chimica’; penso infine all’eliminazione del doppio vincolo per gli interventi nel taglio boschi. Bisogna difendere e valorizzare il lavoro dei nostri agricoltori: è finito il tempo in cui l’agricoltura veniva demonizzata, ora finalmente – come dimostra anche il disegno di legge ‘Agricoltore custode dell’ambiente e del territorio’ – si riconosce a questi imprenditori coraggiosi il ruolo fondamentale che hanno non solo sotto il profilo squisitamente produttivo, ma anche per la cura e la sicurezza dell’ambiente”.

Altri temi centrali del momento: cambiamenti climatici e approvvigionamento idrico. Anche questa una grande sfida per voi…

“Questa è una grande sfida per tutti, e proprio per questo ho voluto avviare in Commissione un’indagine conoscitiva sugli effetti del cambiamento climatico in agricoltura: dobbiamo capire qual è la situazione attuale, quali sono le armi e gli strumenti che abbiamo per affrontarlo, quali sono le richieste che arrivano dai territori e quali gli scenari ipotizzati dal mondo scientifico. È un lavoro fondamentale, mai fatto prima d’ora: solo capendo cosa è stato fatto e riordinando azioni, proposte e richieste che fino ad oggi si sono mosse in ordine sparso, è possibile sperare di poter realmente affrontare la situazione. In tutto questo rientra anche il tema idrico: arrivo da un territorio, quello bellunese, che si confronta in continuazione con questa questione, tra siccità e piogge abbondanti che provocano dissesti idrogeologici; questo governo ha approvato un Decreto Siccità che ha finalmente istituito una cabina di regia sull’acqua, vedendola non più come emergenza, ma come oggetto di una strategia nazionale. Servono opere – in Italia tratteniamo appena l’11% delle acque reflue contro il 25% della media europea – e con questo decreto sono arrivate semplificazioni burocratiche importante per accelerarne l’iter di realizzazione”.

Parliamo del Ddl carne coltivata di cui fu relatore al primo passaggio in Senato. Da noi ha sollevato alcune critiche politiche, e intanto anche in Francia in questi giorni è stato proposto un provvedimento simile…

“Siamo stati bollati come oscurantisti, personaggi contro la ricerca e lo studio; al contrario, noi sosteniamo l’innovazione, e crediamo che questa non si trovi dentro una provetta di un laboratorio di una multinazionale. Ci sono tanti temi dietro al no alla carne sintetica: quelli economici, certo, con le altre grandi nazioni pronte a uccidere il nostro settore produttivo a favore delle loro industrie chimiche, ma anche e soprattutto quelle sanitarie; ad oggi infatti non conosciamo ancora gli effetti di questi prodotti sulla salute dell’uomo. Su molti temi in campo agricolo siamo stati precursori in Europa: sulla carne sintetica, ma anche sulle TEA, e le critiche che arrivano a livello nazionale sono semplicemente propaganda che attacca le scelte di questo governo per partito preso. Io tra una multinazionale che produce finte bistecche in provetta e un allevatore della nostra nazione che crea lavoro ed occupazione, cura il territorio e produce carne di qualità, starò sempre dalla parte del secondo. Certo, si può e si deve lavorare sull’innovazione affinché la produzione sia sempre migliore e più sostenibile, ma di certo la strada non è quella della carne chimica”.

E parliamo, invece delle TEA. Anche su questo il governo italiano ha una posizione ben chiara e definita, ce lo spiega dicendoci qual è lo stato dell’arte da noi e in Europa?

“L’ho detto prima: la chiave è l’innovazione; innovazione che deve sposarsi con la tradizione, in agricoltura. Le TEA sono esattamente questo: non sono OGM, come qualcuno continua ad affermare per lanciare spauracchi infondati. Sono quello che già facevano i nostri nonni, quando vedevano una pianta che rispondeva meglio e produceva di più: in questo modo, possiamo affrontare i cambiamenti climatici e avere una produzione maggiore. Dopo i positivi esperimenti in laboratorio, ora possiamo passare alla sperimentazione in campo. Anche l’Europa guarda con interesse al nostro lavoro: già altre nazioni hanno annunciato di voler arrivare ad un accordo politico a livello continentale su questo tema. Anche la Commissione Europea ha preparato una proposta che va ad escludere dalla legislazione sugli OGM – ai quali noi restiamo fermamente contrari – le piante modificate senza l’aggiunta di DNA esterno, ossia proprio le TEA”.

Quali sono i prossimi più rilevanti impegni per la Commissione, e come immagina il futuro dell’agricoltura italiana?

“Credo che il lavoro più importante che stiamo portando avanti, e che proseguiremo per l’intero corso della legislatura, sia proprio quello relativo all’indagine conoscitiva sugli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura: questo è il tema prioritario, e su questo dobbiamo lavorare con assiduità. Le sfide legate a questo sono tante, dall’approvvigionamento idrico alle calamità naturali, ed è difficile oggi pensare cosa dovremo fronteggiare domani. Quel che è certo è che io vedo un grande futuro per l’agricoltura italiana: questo governo riconosce finalmente il lavoro fatto dal mondo dell’agricoltura sotto il piano economico, occupazionale e sociale. Ribadisco: il nostro obbiettivo deve essere quello di produrre di più e meglio; credo in un’agricoltura che sappia sposare l’innovazione in campo energetico, della ricerca, della produzione con la tradizione che ha permesso di portare le nostre eccellenze ad essere invidiate e copiate in tutto il mondo”.

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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