(Agen Food) - Firenze, 25 sett- di Nicoletta Curradi - Paulo Airaudo è uno chef…

Gianfranco Trapani: vi racconto Health and Food Festival, patologie e tanto altro, alimentazione e salute a 360 gradi
(Agen Food) – Sanremo (Im), 03 dic. – di Olga Iembo – Dire che alimentazione e salute sono strettamente connesse può sembrare un’ovvietà, ma in un’epoca in cui di cibo si parla sempre di più, non è ancora assolutamente sufficiente il grado di consapevolezza di quanto, in effetti, il benessere dipenda dallo stile di vita alimentare. Non è sufficientemente diffusa una “cultura” basata su conoscenze reali, fondate su dati tecnico-scientifici, che si possano mettere in relazione con altri fondamentali aspetti della vita quotidiana in modo da preservare la salute, tenendosi al riparo da problematiche che purtroppo, oggi più che mai, mettono a rischio soprattutto i più giovani. Parte da quest’assunto l’idea di creare uno spazio dedicato a queste tematiche, che possa coinvolgere tutti, dai tecnici al grande pubblico, dai professionisti alle famiglie, per contribuire a diffondere quelle fondamentali conoscenze che svelano la stretta connessione tra alimentazione e salute per una vita migliore e longeva.
Uno spazio che oggi prende il nome di “Health and Food Festival: il cibo del benessere”, che alla sua prima edizione si svolgerà da venerdì 6 a domenica 8 dicembre nella splendida cornice di Villa Nobel a Sanremo (Imperia). Il Festival, ideato da Gianfranco Trapani, medico pediatra, scrittore, esperto in Nutrizione e Medicina Integrata, in collaborazione con Prime Quality, gestore di Villa Nobel, si snoderà durante tre giorni in cui sono previsti incontri con professionisti del benessere (nutrizionisti, medici e chef), ma anche spazi dedicati alo sport, alla cultura e allo spettacolo, eventi per famiglie, incontri letterari e percorsi didattici.
Proprio con il dottore Trapani ha approfondito con Agen Food il significato e i contenuti dell’iniziativa.
Dottore Trapani, questo Festival è alla sua prima edizione, come è nata l’idea?
“L’idea del Health and Food Festival nasce dalla consapevolezza che cibo e salute sono legati in modo inscindibile e che promuovere una cultura alimentare sana non significa solo parlare di schemi alimentari, ma anche valorizzare il territorio, la sostenibilità e l’importanza di uno stile di vita equilibrato. Abbiamo immaginato un evento che non fosse soltanto un momento di riflessione, ma un vero e proprio network capace di unire produzione alimentare, salute e turismo esperienziale. Il Festival è il frutto di anni di lavoro e di una visione condivisa con esperti e professionisti del settore, con l’obiettivo di creare qualcosa che non si esaurisca con una sola edizione. Vogliamo che diventi un appuntamento stabile e duraturo, capace di lasciare un segno tangibile nella cultura alimentare, trasferendo conoscenze e valori. Questo evento vuole essere uno strumento per le aziende del settore, che potranno utilizzarlo non solo per promuoversi, ma anche per diffondere una visione condivisa di nutrizione basata sulla qualità, sulla produzione sana ed etica e sull’attenzione all’ambiente. Per questo motivo, abbiamo coinvolto aziende del settore alimentare, realtà del territorio e partner che condividono la nostra filosofia. Il marchio che abbiamo creato rappresenta proprio questo: un simbolo di impegno per la qualità del cibo, per la sostenibilità e per la salute, capace di valorizzare i produttori, il territorio e i consumatori in un’unica rete. Sanremo, conosciuta in tutto il mondo per la sua bellezza e per il celebre Festival della Canzone, è il luogo ideale per ospitare un progetto di questa portata. Con il Health and Food Festival vogliamo aggiungere una nuova dimensione al prestigio della città, rendendola anche un punto di riferimento per il benessere, la salute e l’innovazione nel campo alimentare. Sanremo può diventare una matrice di idee sane e sostenibili per il territorio, le aziende e le persone, contribuendo a un futuro più consapevole e responsabile. In sintesi, il Health and Food Festival vuole essere un ponte tra passato, presente e futuro: un luogo dove tradizione, innovazione e benessere si incontrano per creare qualcosa di unico e duraturo, capace di migliorare la vita delle persone e di lasciare un impatto positivo sul territorio e sulle generazioni future”.
Qual è la finalità che si intende raggiungere attraverso questa iniziativa?
“L’obiettivo principale del Festival è educare e sensibilizzare il pubblico sull’importanza di un’alimentazione consapevole e sostenibile, promuovendo al contempo la valorizzazione del territorio. Vogliamo trasmettere l’idea che un approccio sano al cibo può migliorare il benessere individuale e collettivo, ridurre la spesa sanitaria e sostenere lo sviluppo economico delle nostre comunità. Abbiamo inserito all’inizio del Festival una presentazione delle iniziative che vengono fatte dall’Università di Genova per proporre la formazione di giovani che siamo in grado di interpretare nella loro quotidianità e nel loro lavoro questi principi. Il turismo non deve essere solo inteso come un momento di incontro tra realtà diverse, ma un’esperienza creativa, che permette di apprendere nuovi comportamenti e nuove conoscenze, e trasportare qui queste realtà nella propria quotidianità”.
Cibo e benessere della persona sono strettamente connessi, e parlare solo di cibo sano non basta più perché, oggi più che mai, le sfide in questo ambito si moltiplicano a causa di patologie, allergie, intolleranze e altre questioni mediche un tempo molto più trascurate…
“Assolutamente. Oggi affrontiamo sfide complesse, come l’aumento delle allergie e intolleranze alimentari, ma anche la crescente consapevolezza su come il cibo possa prevenire o aggravare patologie. Il nostro Festival non si limita a promuovere il cibo sano, ma offre strumenti pratici e conoscenze per comprendere le esigenze specifiche di ogni persona, con un occhio di riguardo alla personalizzazione delle scelte alimentari grazie all’intervento di esperti medico-scientifici. L’evento scientifico correlato è riservato alla classe sanitaria proprio per lo scopo di formare personale sanitario che si occupa di nutrizione e di salute verso nuovi obiettivi ovvero personalizzazione della nutrizione, prevenzione delle malattie che vengono definite malattie non trasmissibili dall’OMS, le Non Communicable Diseases (NCDs) come il diabete di tipo 2, l’obesità, l’ipertensione, le patologie cardiovascolari e i tumori, che rappresentano la principale causa di invalidità e morte a livello globale, superando di gran lunga le malattie infettive. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), le NCDs sono responsabili di quasi il 70% dei decessi nel mondo, con la maggior parte di questi che si verifica nei Paesi a basso e medio reddito. In particolare, le malattie cardiovascolari causano circa 17,7 milioni di decessi all’anno. I tumori sono responsabili di 8,8 milioni di morti. Le malattie respiratorie croniche causano 3,9 milioni di decessi. Il diabete provoca 1,6 milioni di decessi. Questi numeri sottolineano l’urgenza di implementare strategie efficaci di prevenzione e controllo delle NCDs, focalizzandosi su fattori di rischio modificabili come il consumo di tabacco, le abitudini alimentari scorrette, l’inattività fisica, il consumo dannoso di alcool tra i giovani”.
Una questione non secondaria in Italia è quella della scorretta alimentazione dei bambini, con tassi ancora molto elevati di “sovrappeso” e “obesità” e con abitudini alimentari errate. Quali sono le indicazioni e i consigli utili per le famiglie?
“È fondamentale educare fin da piccoli a un rapporto equilibrato con il cibo, privilegiando pasti bilanciati e limitando il consumo di cibi ad alta densità calorica ma poveri di nutrienti, come i cibi ultraprocessati (UPF). Le famiglie possono introdurre abitudini sane con piccoli passi: coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, variare la dieta, scegliere prodotti freschi e locali, e ridurre, se non eliminare, il consumo di zuccheri e snack industriali. Un aspetto centrale è anche l’educazione al gusto, ovvero abituare i bambini a esplorare e apprezzare il sapore naturale di frutta e verdura fin da piccoli. Si possono introdurre questi alimenti gradualmente, trasformando la scoperta di nuovi sapori in un gioco o un’avventura. In Italia, i dati sull’obesità infantile sono preoccupanti: il 20,4% dei bambini tra i 6 e i 10 anni è in sovrappeso, mentre il 9,4% è obeso (fonte: Sistema di Sorveglianza OKkio alla Salute, 2022). Solo il 18% dei bambini consuma quotidianamente cinque porzioni di frutta e verdura, come raccomandato dall’OMS. Più del 40% dei bambini consuma bevande zuccherate almeno una volta al giorno, e il 70% mangia snack dolci o salati almeno tre volte alla settimana. Infine, è essenziale favorire l’attività fisica regolare, che va di pari passo con una corretta alimentazione. Basta incoraggiare giochi all’aria aperta o attività sportive per contribuire al benessere generale e alla prevenzione del sovrappeso e dell’obesità, che a lungo termine possono portare a gravi malattie non trasmissibili (NCDs)”.
Altro argomento che pone in luce lo stretto legame fra cibo e benessere è quello dei disturbi del comportamento alimentare, un fenomeno patologico sempre più diffuso che ha assunto dimensioni vastissime. Lei gode di un osservatorio privilegiato e di competenze specifiche in materia, cosa ne pensa e, soprattutto, crede che la questione sia debitamente considerata e affrontata?
“I dati sui disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono allarmanti e sottolineano l’urgenza di affrontare il problema con strategie concrete. In Italia, si stima che oltre 3 milioni di persone soffrano di DCA, con un incremento del 30% negli ultimi anni, in parte aggravato dalla pandemia di COVID-19. Nel 2023, si sono registrate 3.780 morti correlate ai DCA, rendendo queste patologie la seconda causa di morte tra gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali (fonte: Registro Nominativo Cause Morte – ReNcaM). I DCA non solo hanno un impatto devastante nell’immediato, ma possono predisporre a gravi patologie da adulto, tra cui osteoporosi, disturbi metabolici, infertilità, malattie cardiovascolari e problemi gastrointestinali cronici. Questi dati evidenziano quanto sia fondamentale intervenire precocemente per prevenire conseguenze a lungo termine. Ritengo che, nonostante i passi avanti, ci sia ancora molto da fare in termini di prevenzione e sensibilizzazione. È necessario un approccio integrato, che lavori a livello educativo coinvolgendo famiglie e scuole, e che rafforzi il supporto psicologico e medico per chi ne soffre. Il Festival vuole essere un momento di riflessione su questi temi, integrando interventi di esperti e spazi dedicati alla consapevolezza e alla prevenzione. Siamo convinti che promuovere un rapporto sano con il cibo fin dalla giovane età e sensibilizzare sulle dinamiche dei DCA possa fare la differenza nel lungo termine”.
Il Festival coinvolge diverse figure professionali e attività di vario genere. Quanto conta, oggi, il coinvolgimento di figure con competenze medico-scientifiche?
“È cruciale. La diffusione di informazioni non verificate, soprattutto sui social, può portare a confusione e scelte errate, alimentando comportamenti che danneggiano la salute. Il coinvolgimento di figure con competenze medico-scientifiche garantisce che i contenuti del Festival siano basati su evidenze, aiutando a fare chiarezza su temi complessi e fornendo strumenti utili sia al grande pubblico che agli operatori del settore. Formare figure sanitarie significa creare una consapevolezza profonda del loro ruolo: non si tratta solo di trasmettere informazioni, ma di farlo con conoscenze serie, fondate e validate scientificamente. Diffondere dati inesatti o non scientificamente provati può contribuire all’insorgenza di patologie legate all’ossessione e alla sofferenza verso il cibo, aggravando disturbi del comportamento alimentare o favorendo scelte alimentari dannose. Attraverso il Festival, vogliamo sottolineare l’importanza di un approccio responsabile e scientifico nella comunicazione, così che ogni informazione condivisa diventi uno strumento di prevenzione e promozione della salute, piuttosto che una causa di confusione o danno. Questo è fondamentale per affrontare tematiche complesse come i DCA e promuovere una cultura alimentare consapevole e sana”.
Dottore, come diffondere il più possibile una corretta cultura alimentare?
“La chiave è l’educazione e la comunicazione. Dobbiamo partire dai giovani, integrando l’educazione alimentare nei programmi scolastici e coinvolgendo attivamente le famiglie. Studi dimostrano che introdurre l’educazione alimentare già durante l’infanzia riduce del 25% il rischio di obesità in età adulta e favorisce abitudini sane che possono durare tutta la vita. Coinvolgere i bambini nella preparazione dei pasti, come insegnano molti programmi scolastici, migliora significativamente il loro consumo di frutta e verdura, aumentando l’accettazione di questi alimenti fino al 40% (fonte: OMS e Ministero della Salute). Eventi come il nostro Festival rappresentano un’opportunità unica per diffondere questa cultura alimentare in modo diretto e coinvolgente. Attraverso attività pratiche, come laboratori, showcooking e spazi di dialogo, il pubblico può apprendere in maniera concreta l’importanza di un’alimentazione equilibrata. Inoltre, utilizziamo i media e i social per veicolare messaggi chiari, scientificamente fondati, e contrastare la disinformazione. Un aspetto cruciale è formare i bambini a sviluppare una relazione sana con il cibo, insegnando loro che mangiare è un atto di cura per il proprio corpo. Questo previene lo sviluppo di disturbi del comportamento alimentare in età adolescenziale, dove la pressione sociale e l’influenza dei social media possono portare a scelte alimentari sbagliate o a un rapporto conflittuale con il cibo. Per questo, abbiamo coinvolto nel Festival non solo esperti di alimentazione, ma anche professionisti dell’attività fisica, perché salute e movimento sono strettamente connessi. È importante trasmettere il messaggio che una vita attiva e una dieta equilibrata sono le basi per un benessere duraturo. Gli show cooking organizzati durante il Festival non sono semplici dimostrazioni culinarie, ma momenti educativi di grande valore. Ad esempio, analizzeremo un piatto iconico come la pizza, dimostrando come può diventare un alimento sano se preparato con ingredienti di qualità e tecniche corrette. Parleremo anche di gastrofisica, un approccio innovativo che studia come il nostro atteggiamento e il contesto in cui consumiamo il cibo possono influenzarne il gusto e l’esperienza complessiva. Infine, esploreremo il concetto di cucina ‘minimalista’, che mostra come ingredienti semplici e naturali possano trasformarsi in piatti nutrienti, contribuendo al benessere senza complicazioni o sprechi. Educare alla consapevolezza alimentare non è solo un investimento nella salute delle persone, ma anche nella sostenibilità dell’intero sistema alimentare. Dati recenti dimostrano che le famiglie che adottano una dieta equilibrata riducono il consumo di alimenti ultraprocessati del 30%, migliorando la qualità della dieta e riducendo i costi sanitari associati a malattie croniche. Con iniziative come il Festival, vogliamo ispirare tutti, dai bambini agli adulti, a fare scelte alimentari migliori per se stessi e per il pianeta”.
