(Agen Food) – Roma, 16 ott. - Nel mondo una persona su tre non può…

La replica di Carni Sostenibili sul consumo di acqua per produrre carne bovina
(Agen Food) – Roma, 26 mar. – Carni Sostenibili (www.carnisostenibili.it) è un’associazione italiana senza scopo di lucro che rappresenta tutte le filiere della lavorazione e trasformazione delle carni (bovine, suine e avicole), con l’obiettivo di promuovere la produzione sostenibile e il consumo consapevole di carni e salumi.
Fondata nel 2012 l’associazione ha realizzato una piattaforma di comunicazione digitale, supportata dalla pubblicazione di studi e ricerche, per promuovere una corretta informazione scientifica e la sua diffusione, in merito alla sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’intera filiera della carne.
Spesso e in diversi articoli sono riportati acriticamente dati generici sull’impronta idrica dell’allevamento bovino che sono stati ampiamente precisati e corretti da studi recenti e dagli standard ISO 14046, che normano la Water Footprint e che richiedono che sia presa in considerazione la sola acqua prelevata da corpi idrici superficiali o sotterranei. Grazie a questi aggiornamenti, “mangiare una bistecca di 3 etti” significa consumare tra i 240 e 300 litri di acqua (e non 4.500 come affermato nel vostro articolo).
Infatti, affermare che servono “circa 15.000 litri di acqua per produrre un solo chilo di carne di manzo” è oggi scorretto.
Questo valore, calcolato molti anni fa dal Water Footprint Network deriva dalla somma della cosiddetta “acqua verde”, l'”acqua blu” e l'”acqua grigia”. L'”acqua verde” è quella piovana, che consente la crescita della vegetazione che nutre le mandrie, e di cui l’uomo per oltre il 90% non può servirsi. L'”acqua blu”, invece, è l’acqua prelevata dalla falda o dai corpi idrici superficiali, come fiumi e ruscelli. Infine, l'”acqua grigia” rappresenta il volume d’acqua necessario a diluire e depurare gli scarichi idrici di produzione.
La stragrande maggioranza dell’acqua imputata alle produzioni animali è quella che piove sui vegetali, la cosiddetta acqua verde, che rappresenta il 94% dell’acqua imputata alle filiere bovine. Tutta quest’acqua non è realmente consumata perché “evapotraspira” nell’atmosfera e ritorna nel ciclo naturale con le precipitazioni. La percentuale di acqua blu “sottratta” alle riserve destinate all’uomo è quindi minima e rappresenta appena il 3% del totale, così come l’acqua grigia che, nel peggiore dei casi rappresenta solo il 3%.
Pertanto, il modo corretto per calcolare l’impronta idrica è quello di considerare l’acqua verde al netto della evapotraspirazione di una vegetazione naturale, ottenendo così l'”acqua verde netta” e, conseguentemente, la water footprint netta.
In Italia, le più recenti pubblicazioni scientifiche fanno riferimento agli impatti calcolati con il modello Net Waterfootprint (WFPnet) (Atzori et al., 2016) che rappresenta il reale impatto prodotto dall’attività agricola e dall’allevamento.
Risultato? Per produrre 1 kg di carne bovina, nel caso più virtuoso, si può arrivare a registrare un consumo reale pari a 790 litri di acqua.
Può essere utile un paragone con alcune produzioni di superfood vegetali molto diffusi al momento. L’acqua realmente consumata (con metodo WFPnet, al netto dell’acqua “green”) per la produzione di avocado è di 1.132 lt/kg; per gli anacardi 1.365 lt/kg; per le nocciole 2.889 lt/Kg, e per le mandorle sgusciate 6831 lt/kg.
Infine, per quanto riguarda le emissioni di gas, va precisato che il dato del 14,5% mondiale riguarda tutta la zootecnia (bovini, ovini, suini e avicunicoli) e non solo gli “allevamenti intensivi”. Questo dato, calcolato per tutto il pianeta, si riduce notevolmente considerando l’Europa e, in particolare l’Italia.
Nel nostro paese, secondo i dati ufficiali di ISPRA 2023, tutta l’agricoltura pesa per il 7,8% sul totale delle emissioni climalteranti, di cui il 5,9% imputabili agli allevamenti di tutte le specie (bovini, suini, avicoli). E di queste il 3,5% sono imputabili alle filiere della carne, escluso latte e uova.
