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Sicilia miniera per agricoltura, allevamento e pesca, l’assessore Sammartino: “Ecco i veri problemi e soluzioni possibili”
(Agen Food) – Palermo, 15 mar. – di Olga Iembo – Unica in Italia e nel Mediterraneo, la Sicilia rappresenta una vera e propria miniera per l’agricoltura, l’allevamento e la pesca. Una regione con specificità che richiedono interventi strutturati, insieme alle più generali azioni a sostegno e tutela di questi settori valide per tutto il comparto italiano. A fare un’analisi approfondita per Agen Food è l’Assessore dell’Agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca mediterranea, Luca Sammartino.
Assessore, in Sicilia è emergenza siccità, e la Regione ha dichiarato lo stato di crisi per il settore agricolo e zootecnico. Il Ministero, intanto, ha destinato 13 milioni al Consorzio di bonifica 2 di Palermo per avviare la manutenzione straordinaria delle infrastrutture irrigue. Come state operando in concreto per sostenere il comparto?
“L’intervento per il Consorzio 2 è uno di una lunga lista di interventi che si realizzeranno per migliorare le infrastrutture per l’irrigazione: 21 milioni con il PSR Sicilia 2014-22 e 143 milioni con risorse varie (FSC, PNRR, Legge 178). A questi si aggiungono i progetti esecutivi di reti irrigue finanziati con FSC Sicilia 2021-27 per circa 250 milioni e i 314 laghetti collinari, piccoli invasi da 100 a 300 mila metri cubi d’acqua che l’Assessorato ha finanziato direttamente agli agricoltori e sono in corso di realizzazione sul territorio regionale per una capacità di accumulo di quasi 30 milioni di metri cubi utili per l’agricoltura e per la prevenzione del dissesto idrogeologico e per la lotta agli incendi nelle aree interne”.
Restando alla più stretta attualità, in Sicilia come nel resto d’Italia e d’Europa tiene banco da settimane la protesta di agricoltori e allevatori. Quali sono i maggiori problemi che lamentano e come ha risposto la Regione?
“Come avvenuto con la pandemia da COVID-19 e per la crisi energetica sono necessarie due azioni di risposta concreta alle difficoltà in cui versa l’agricoltura siciliana legate al livello ancora alto dei tassi di interesse, all’aumento dei costi di produzione e alla difficoltà di farvi fronte con un’adeguata crescita dei prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori lungo la filiera che va dal campo alla tavola. Urge adottare un quadro temporaneo UE per fronteggiare la crisi del settore agricolo e garantire una moratoria sui debiti”.
Intanto il Governo ha reagito nell’immediato con la previsione per il 2024 e il 2025 dell’esenzione dal pagamento dell’Irpef agricola totale per i redditi agrari fino a 10mila euro e uno sconto del 50% per quelli tra 10mila e 15mila euro. Cosa altro vi aspettate da Roma?
“Per rispondere alle criticità che abbiamo individuato sarebbe quanto mai necessario rivedere la PAC 2023/27. Alla luce dei risultati raggiunti dopo il primo anno di attuazione, occorre avviare un’attenta riflessione sugli eco-schemi, soprattutto per quanto concerne la possibilità di remunerare la produzione di beni pubblici e le esternalità positive prodotte dal settore agricolo”.
Anche l’Ue ha dato qualche segnale dopo le proteste, ad esempio con “il ritiro” della proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci o la parziale deroga della condizionalità sui terreni incolti. Come valuta l’impostazione dell’Europa nel settore?
“Il set-aside e l’incolto, nati negli anni 80 per evitare le eccedenze della prima PAC sono diventati un caposaldo delle politiche ambientali dell’Unione Europea. Pagare gli agricoltori per non coltivare è un vero è proprio assurdo. In realtà la coltivazione sostenibile dei suoli può far aumentare la produzione alimentare e ridurre parallelamente le emissioni di gas serra come affermato proprio in questi giorni il World Economic Forum (WEF) analizzando l’impatto delle strategie di intervento alla luce dell’obiettivo irrinunciabile della sicurezza alimentare. La PAC deve essere dotata di adeguate risorse finanziarie, con l’obiettivo di sostenere il reddito degli agricoltori, assicurare la sicurezza alimentare e mantenere un tessuto rurale vitale. L’attuale dotazione non è sufficiente a garantire il necessario equilibrio tra sostenibilità economica e ambientale. Non è possibile cambiare le regole ogni cinque anni come avvenuto negli ultimi vent’anni, un lasso di tempo che non permette il break-even neanche di investimenti minimi. È dunque opportuno assicurare stabilità di regole e incentivi, cristallizzando la situazione attuale dei pagamenti diretti, il cui budget deve essere considerevolmente aumentato con la prossima PAC. Per contribuire al ricambio generazionale e all’innesto di forze imprenditoriali fresche e propense all’innovazione, andrebbe consentito l’aumento degli aiuti a favore dei giovani, in deroga all’attuale PAC e studiato il loro deciso potenziamento in quella successiva al 2027”.
Siete particolarmente impegnati sul fronte dei controlli della qualità del grano proveniente dall’estero, “per tutelare i nostri produttori dalla concorrenza sleale” ha spiegato lei stesso. Questo territorio vanta innumerevoli eccellenze, in quali altri modi possono essere difesi, valorizzati e promossi?
“Tutte le navi di grano che arrivano a Pozzallo e gli altri prodotti vengono controllati dal NORAS -Nucleo operativo regionale agroalimentare Sicilia costituito dal Corpo forestale e dal Servizio Fitosanitario della Regione Siciliana e sottoposti alle analisi dell’Istituto Zooprofilattico della Sicilia per le verifiche sulla sicurezza alimentare del prodotto. Spesso i campioni provenienti da Canada presentano contenuti di glifosate, prodotto usato lì in pre-raccolta sul grano cosa vietata in Europa. Questo è il tema della reciprocità invocato a Bruxelles che dovrebbe chiudere ai prodotti ottenuti con metodi e tecniche vietate in Europa. Inoltre, secondo le autorità sanitarie il livelli legali di glifosate sono di 10 mg/Kg di grano ma riferite ad un consumo di 5 Kg annuo di pasta pro capite; in Italia il consumo medio è di 25 Kg annuo in Sicilia 40 kg. Questo è uno scandalo per agricoltori e consumatori”.
Altro punto di forza nella regione è la pesca. Le problematiche del settore sono diverse da quelle dell’agricoltura? E Come fronteggiarle?
“Il settore della pesca riveste un ruolo importante nell’economia regionale in quanto assorbe una quota importante in termini di valore aggiunto, di occupati e di numero d’imprese. La Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo, ha circa 1.500 km di coste e quasi 100 approdi di diverse dimensioni e funzionalità. La flotta peschereccia è composta da 2.775 barche, pari al 22,6% del totale nazionale, di cui il 70% di pesca artigianale e il 30% di maggiori dimensioni e potenza motore; conta circa 8000 occupati nel settore, nonché 300 milioni di euro di fatturato della pesca e 500 milioni di euro di fatturato derivante dalla trasformazione dei prodotti ittici. La pesca marittima siciliana si distingue nei mercati per l’offerta di crostacei di qualità, primo tra tutti il gambero rosso, nonchè per altre specie ittiche di eccellenza; la diversità biologica dei mari siciliani offre al consumatore un notevole numero di specie ittiche di buona potenzialità commerciale, per le quali appare basilare sostenere la domanda di mercato investendo sull’immagine di salubrità, sulla provenienza e sulla tracciabilità e certificazione di qualità del prodotto. La Sicilia è espressione autentica di culture marinare antiche di conoscenze e di un sapere fortemente legato al mare e ad alcuni pesci simbolo, tra i quali il tonno rosso, conosciuta nel mondo anche per la sua industria di trasformazione ittica come quella delle acciughe. Occorre puntare allo sviluppo delle zone costiere con un approccio di tipo ‘integrato’, promuovendo azioni o interventi volti non solo al potenziamento, alla valorizzazione o allo sviluppo del settore della pesca ma, anche, allo sviluppo di attività complementari connesse o legate allo stesso settore, con l’obiettivo di attuare una ristrutturazione e diversificazione delle varie attività economiche presenti nelle zone costiere”.
