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Gioventù agricola, Carloni su Pdl: puntare sul futuro è un dovere

(Agen Food) – Roma, 31 ott. – di Olga Iembo – Lo scorso venerdì la Commissione Agricoltura di Montecitorio ha licenziato e trasmesso all’Aula la proposta di Legge “Gioventù Agricola”, per incentivare l’imprenditoria giovanile nel settore, dopo l’approvazione di vari emendamenti resisi necessari per risolvere i problemi di copertura finanziaria evidenziati dalla Ragioneria generale dello Stato e di conseguenza dalla Commissione Bilancio. Tante e diverse le previsioni del testo, ma per effetto di queste modifiche scende da 100 a 15 milioni lo stanziamento per il primo ingresso dei giovani nel mondo dell’Agricoltura; questi ultimi potranno optare per un’imposta sostitutiva agevolata del 12,5 per cento del reddito d’impresa per i primi cinque anni di attività. Previsti poi il dimezzamento delle spese notarili per l’acquisto di terreni e l’applicazione delle imposte di registro e catastali nella misura del 60 per cento; un credito d’imposta per la partecipazione a corsi di formazione sulla gestione delle attività agricole.

La Proposta di Legge 752 presentata dalla Lega il 9 gennaio scorso, “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile nel settore agricolo”, di cui il presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, onorevole Mirco Carloni, è primo firmatario, ha l’obiettivo di “fornire diversi strumenti affinché il ricambio generazionale avvenga davvero”. Lo ha spiegato ad Agen Food lo stesso deputato, il quale ha rimarcato soprattutto un intento più generale, quello di spingere affinché cambi la mentalità che vuole l’agricoltore un lavoratore di serie B, relegato in un contesto di un livello inferiore rispetto ad altri. “Tutt’altro – incalza Carloni -, oggi dobbiamo comprendere, e far comprendere, che l’imprenditore agricolo’ è una figura perfettamente inquadrata in contesti economici moderni e all’avanguardia, una figura di immenso valore soprattutto in un paese come l’Italia dove chi lavora in questo settore ha saputo imporsi nel mondo”.

Scardinare dunque una visione retrograda e incoraggiare, piuttosto, chi vuole entrare in un mondo ormai evoluto ed avanzato, sia subentrando in realtà già esistenti sia avviando nuove realtà, perché in entrambi i casi “chi sceglie queste attività nobili – afferma Carloni -, che rappresentano cultura, storia, tradizioni del nostro Paese, e sono una delle ‘punte di diamante’ delle nostre realtà produttive, deve sapere che le Istituzioni intendono garantire il massimo supporto e le migliori condizioni per la piena realizzazione delle aspettative”.    

L’onorevole Carloni, ha risposto così in merito alla Proposta di Legge di cui è primo firmatario.

Presidente il ricambio generazionale nei settori dell’agricoltura e dell’allevamento può essere definito un problema?

“Purtroppo si. Il ricambio e il passaggio generazionale rappresentano una delle maggiori sfide nella nostra agricoltura, che purtroppo conta solo un’esigua percentuale di giovani imprenditori agricoli: solamente il 13.4% dei titolari di imprese agricole è al di sotto dei 44 anni di età”.

Qual è l’andamento del ricambio generazionale nell’agricoltura e in zootecnia?

“L’attività agricola negli ultimi anni ha avuto una grande accelerazione dal punto di vista tecnologico. Purtroppo, al contrario, è decrescente l’interesse dei cittadini italiani sotto i 40 anni nei confronti di questo settore. Talvolta, infatti, le convenzioni sociali e il sentimento popolare verso questa nobile professione sono state negative, complice anche il retaggio di una certa cultura che considerava il lavoro della terra come un ripiego e non come un valore. L’agricoltura, in passato, ha avuto sempre un ruolo ‘marginale’ rispetto ai modelli di sviluppo e organizzazione sociale, quasi che il progresso spingesse, soprattutto i giovani, ad un ‘allontanamento del rurale’ dalla cultura moderna. Il giovane, per di più se laureato, che sceglieva l’attività agricola, era considerato quasi uno sfortunato. A questo si aggiunge la sfiducia di molti agricoltori anziani a lasciar proseguire l’attività ai propri figli o nipoti, perché intravedono per loro pochi guadagni e molti sacrifici. Con queste norme, invece, vogliamo contrastare tale visione negativa, lanciando un messaggio di speranza a chi voglia intraprendere la strada dell’impresa agricola. Ho potuto conoscere giovani imprenditori italiani che con passione difendono i valori e le tradizioni dei loro padri, che spesso hanno scelto di abbandonare le città preferendo la campagna: tutelarli e sostenerli è un nostro dovere!”.

Secondo lei qual è la risposta necessaria per un’inversione di tendenza?

“Dobbiamo far passare bene il messaggio: fare il contadino nel 2023 significa specializzazione, innovazione, formazione di alta professionalità, finanziaria e commerciale, ma anche introdurre tecnologie all’avanguardia, intelligenza artificiale applicata, ricerca scientifica, mitigandole con la sapienza millenaria della tradizione. Se l’Italia crede nella ‘gioventù agricola’ deve dimostrare, con la predisposizione di leggi, di favorire la cultura dell’imprenditorialità, contribuendo all’alta considerazione sociale del giovane agricoltore che, scegliendo questa vita, sceglie tante soddisfazioni ma anche tanti sacrifici e impegni. E la prima soddisfazione deve essere di tipo economico, infatti senza redditività, senza che la fatica sia adeguatamente remunerata, nessuno potrà mai consigliare ai propri figli di portare avanti un’azienda di famiglia, tanto più di aprirne una ex novo. Infine, se il Parlamento crede nei giovani agricoltori, dovranno farlo anche gli investitori e gli intermediari finanziari mettendo a disposizione garanzie pubbliche e agevolando l’accesso al credito. Infatti, la diversità di accesso al credito rappresenta una ingiustificata disparità tra società semplificate come le start-up e le piccole aziende agricole gestite da giovani: le prime ricevono, con garanzie pubbliche, fino a 60.000 euro per sviluppare nuove imprese, le seconde, invece, quando vanno in banca, non solo non accedono al credito, ma scontano una valutazione del merito creditizio sfavorevole. Un giovane agricoltore, senza le garanzie di genitori o parenti, non riesce ad acquistare i terreni, la tecnologia e le strutture che servono per iniziare un’impresa; ancora troppo poca è la fiducia riposta dalle banche verso i giovani agricoltori”.

Sostegno ai giovani agricoltori vuol dire anche sostegno più in generale al settore dell’agricoltura, attività che oltre tutto rappresenta una delle “colonne” del nostro export?

“Certo. È necessario agire su più fronti. Bisogna creare le condizioni per permettere ai giovani di credere che in Italia si possa fare impresa agricola sostenibile e innovativa, producendo energia pulita, tutelando la fertilità del suolo, generando reddito e creando buona e sana occupazione. Il nostro impegno è quello di trovare soluzioni sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale, questa è la strada giusta, perché non si può puntare solo su uno di questi aspetti a scapito di altri. In questo senso siamo sempre vigili anche nel contesto europeo, perché, come ho avuto modo di dire più volte, non si confonda il concetto di sostenibilità con quello di ‘sostituibilità’ dell’agricoltore e dell’allevatore, che sono i veri custodi del territorio, sanno valorizzarlo e farlo produrre al meglio. La fiducia, ma anche la promozione dell’attività delle nostre eccellenze italiane, sono un’altra azione indispensabile. Il lavoro di squadra, lo scambio di informazioni, lo studio collettivo di soluzioni, la sintesi delle varie esigenze, sono necessarie per agire in maniera cosciente e responsabile rispetto a un comparto vitale per l’intero Paese. Non a caso le misure che verranno introdotte con questo testo sono il frutto di un confronto con le associazioni giovanili agricole e con tutti i colleghi della Commissione Agricoltura”.

La Commissione che presiede continuerà a cercare ulteriori soluzioni migliorative per questo settore che soffre forse anche più di altri delle criticità attuali, da quelle legate al clima a quelle conseguenti alle crisi geopolitiche che stiamo vivendo?

“Assolutamente sì. Continuiamo a lavorare quotidianamente in questo senso. I tempi difficili che stiamo vivendo ci impongono di fare di tutto per salvaguardare il mondo agricolo e, torno a ripetere, ritrovare un nuovo modello di crescita, anche al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne, la disoccupazione e l’emigrazione giovanile, e favorire gli investimenti in economia reale. Se il nostro Paese vuole vantarsi dell’eccellenza del nostro Made in Italy dal punto di vista enogastronomico, deve fare in modo che questa straordinaria eredità, che ci arriva dal passato, continui nel futuro. Per questo sono consapevole che, per dare un futuro all’agricoltura italiana, sia necessario affidarlo a chi quel futuro lo rappresenta”.

Redazione Agenfood

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Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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