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“Make hummus not war”, la copertina di Gambero Rosso di dicembre

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(Agen Food) – Roma, 28 nov. – Anche per merito delle sue grandi proprietà nutrizionali, che offrono un alto contenuto di vitamine e proteine, l’hummus è la preparazione mediorientale che, più di altre, è riuscita a valicare i confini e raggiungere l’Occidente.

Grande il successo che ha riscosso negli ultimi decenni con vendite che nel 2020 hanno raggiunto i 2,62 miliardi di dollari e previsioni di crescita fino al 2028 di 6,60 miliardi, secondo i dati del Market Research Report 2021. Ed è a questo grande protagonista della cultura gastronomica popolare – entrato a gran voce nelle nostre case e negli scaffali dei supermercati – che Gambero Rosso dedica la copertina di dicembre, in edicola da oggi, prendendo in prestito una delle frasi più presenti sui muri di Tel Aviv e Betlemme, ‘fate l’hummus non la guerra’, “per ricordare – come scrive nel suo editoriale Marco Mensurati, Direttore del Gambero Rosso,– una volta in più a noi stessi che la materia di cui ci occupiamo abitualmente, il cibo e il vino, è prima di tutto un incredibile e potentissimo strumento di comunicazione capace di mettere in connessione persone, generazioni, popoli“. 

La nuova copertina è una vera rivoluzione per il giornale icona dell’enogastronomia italiana, che storicamente ha dedicato al Natale il numero di dicembre in modo più tradizionale, con classifiche di panettoni, pandori e bollicine per accompagnare al meglio le feste. Ed è così che protagonista da prima pagina diventa quel piatto di cui palestinesi e israeliani si contendono l’origine, a base di ceci, tahina di sesamo e aglio, capace di trasformarsi nel simbolo del conflitto politico o, finalmente, in un collante capace di colmare i divari culturali tra Libano, Palestina, Siria, Giordania, Israele, Egitto, spingendosi fino a Turchia e Grecia.  

La cucina ha la straordinaria capacità di unire, anche in tempo di conflitto, e far superare le disuguaglianze tra i popoli: lo dimostra la bellissima storia di amicizia tra lo chef palestinese Sami Tamimi e il suo collega israeliano Yotam Ottolenghi. La loro ricetta dell’hummus simboleggia la possibilità di un punto di incontro anche tra due popoli così apertamente in conflitto. Racconta Tamimi al Gambero: “attraverso il cibo, gli individui possono intraprendere conversazioni significative, abbattendo barriere e trovando punti in comune, anche in situazioni difficili”. Anche se, prosegue, “Quando gli israeliani affermano che l’hummus è un loro piatto, dobbiamo porci la domanda su come una nazione che esiste solo da 75 anni possa effettivamente rivendicare un piatto che è stato preparato e consumato per centinaia di anni da molti paesi del Medioriente“.  

E tuttavia la sua esperienza con Ottolenghi restituisce fiducia e speranza su come la cucina, anche attraverso ricette popolari come l’hummus, possa aiutare a trasformarsi nella più potente arma unificante – e mai divisiva – a disposizione di ognuno. 

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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