Skip to content

Amerigo Vespucci, la cucina nel cuore della nave

(Agen Food) – Roma, 03 giu. – di Massimiliano Cinque – Le vele, raccolte come antichi drappi sugli alberi alti e solenni, sembrano sfiorare il cielo: svettano con la dignità muta delle cattedrali. Lo scafo, lucido come una lama d’onore, fende l’acqua con la prua ornata dalla statua dorata di colui che intuì, con sguardo lungo e mente ardita, che un mondo nuovo era lì, oltre l’orizzonte, ad attendere i sogni e il destino di intere civiltà. E sulla poppa, come sigillo inciso nel legno e nel tempo, il nome che dà voce a quell’intuizione: Amerigo Vespucci.

È il veliero più bello del mondo. Cento metri di eleganza e memoria navale: il trinchetto, la maestra, la mezzana – alberi impazienti di vento – tendono le vele con il vigore antico delle navi d’esplorazione, sostenuti dal lungo bompresso, in una sinfonia marina che ha attraversato i mari del globo. Partita da Genova nel 2023, la nave ha compiuto un periplo del mondo che si concluderà proprio lì, dove nacque Cristoforo Colombo: un cerchio che si chiude con grazia e simbolo.

In ogni porto, dal profumo d’Asia di Hanoi alle coste assolate di Honolulu, fino agli scintillii moderni degli Emirati, la sua bellezza ha acceso entusiasmo e meraviglia. Navi più piccole l’hanno scortata come un esercito fedele segue il ritorno di un condottiero vittorioso. Lunghe file, attese di ore sotto il sole e sotto la luna, e i biglietti per salire a bordo, svaniti in pochi istanti, come per una rappresentazione irripetibile.

Orgoglio della Marina Militare, nave scuola dei cadetti dell’Accademia Navale, l’Amerigo Vespucci è più di una nave: è un ambasciatore galleggiante dell’Italia, un Re Mida che trasforma in successo ogni approdo. E per questo, ad ogni tappa, ad ogni sbarco, la seguiva il Villaggio Italia: una festa del “Made in Italy”, tra conferenze tematiche, imprese d’eccellenza, e naturalmente, l’inconfondibile richiamo degli stand gastronomici, dove la cucina italiana raccontava – tra un assaggio e un profumo – la nostra identità più vera.

Il 1° giugno, nel porto di Civitavecchia, ho avuto anch’io il privilegio di salire a bordo del Vespucci. A distanza di molti anni da quel giorno in cui presi un caffè nella “cassetta del capitano” – la cabina poppiera riservata al comandante – ma non sul Vespucci, bensì sulla Palinuro, la sua sorella minore, ho provato la medesima emozione: un moto interno che affiora con la potenza silenziosa dei ricordi. I sogni di un adolescente che voleva farsi marinaio, che sognava divise e mari infiniti, sono riaffiorati con una nitidezza quasi struggente. Poi la vita, si sa, prende altre rotte.

Eppure, nulla è cambiato nel modo in cui quella bellezza ordinata e severa mi parla. Le oltre 36 chilometri di cime, le corde che regolano il respiro delle vele, erano lì: raccolte con una precisione che è arte, adagiate come partiture in attesa d’essere suonate. Lì, a riposo, raccontavano disciplina e rispetto. La cabina del timone, lucida e odorosa di legno vivo, rifletteva la cura ossessiva – e devota – dei marinai, che ogni giorno la lucidano come si fa con le cose che si amano.

Poi, come un altro segnale della vita che pulsa a bordo, arriva l’ora del pranzo. La cucina del Vespucci si anima: deve nutrire un equipaggio che varia, nelle diverse tratte, da 260 a 400 anime. La brigata è composta da 15 cuochi, tutti marinai, tutti forgiati alla duplice arte del servizio e della cucina. In una giornata ordinaria, preparano oltre 1500 pasti, e lo fanno cercando – con orgoglio e radici – di non tradire l’identità gastronomica italiana. Il Luogotenente Messina, una figura che sembra uscita da un romanzo di mare, lo dice con un sorriso che è insieme rigore e affetto: “Cerchiamo di cucinare piatti italiani, sempre.” Così, tra una scaloppina e un baccalà fritto, spunta una pasta con pesce spada, melanzane e pinoli, che sa di Palermo e di casa.

E poi c’è il pane. A bordo esiste un forno vero, che ogni giorno trasforma oltre 80 kg di farina in profumato pane caldo per tutti. Non manca, naturalmente, la pizza di mezzanotte, un rito che unisce generazioni di marinai e che sa di conforto, di veglia, di storie raccontate sottovoce nelle notti in mare.

Quando la nave ospita personalità politiche o militari, la brigata cambia volto e ritmo, si fa alta cucina, haute cuisine, come si direbbe a terra. Negli spazi angusti della nave, tra vibrazioni e sbandamenti, i cuochi si muovono come in un teatro di precisione. Perché, come diceva un celebre personaggio del cinema, e lo sanno bene anche i marinai: “Bisogna improvvisare, adattarsi e raggiungere l’obiettivo.”

La Nave Amerigo Vespucci è un sogno che si materializza davanti agli occhi: un faro di italianità, un intreccio di emozioni, di storie, di orgoglio. È bellezza che naviga, memoria che respira. E allora, facendo nostro il motto inciso sul suo cuore – “Non chi comincia ma quel che persevera” – continuiamo a rendere grande il nome dell’Italia nel mondo. Con costanza, passione e dignità.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

Torna su
Agenfood
×