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Exellence Food Innovation torna in grande stile inaugurata dal ministro Lollobrigida
(Agen Food) – Roma, 03 nov. – di Olga Iembo – “Ogni gioiello ha bisogno di una vetrina adeguata”. In questo concetto il ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha voluto racchiudere l’importanza e il significato di una manifestazione come Excellence Food Innovation 2025, in programma da oggi a Roma fino al 7 novembre a Officine Farneto, inaugurata proprio dal ministro questa mattina. “Perché le nostre eccellenze agroalimentari ed enogastronomiche sono gioielli preziosi, che il mondo deve conoscere sempre di più per comprendere cosa c’è dietro alla nostra cultura, lungo tutte le filiere. Una cultura che rispecchia 3.000 anni di contaminazioni con tutte le altre del mondo, che danno vita a qualcosa di assolutamente unico, quel Made in Italy che deve essere sostenuto, raccontato e difeso, soprattutto, perché il nostro vero ‘rivale’ nel mondo è l’italian sounding. Qualcosa contro cui la candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco potrà fare tanto”.

Il ministro è stato il padrino della manifestazione, che ha inaugurato personalmente dopo essersi a lungo trattenuto con i tanti espositori presenti, salendo infine sul palco anche per la consegna dei premi Exellence assegnati in questa XII edizione.
Un’edizione il cui tema ruota attorno a quella che non è una sfida, ma l’invito un nuovo concetto di autenticità: creare un piatto degno della Stella Michelin utilizzando solo tre ingredienti nel segno della semplicità come nuovo lusso e per un ritorno alle radici dell’alta cucina. L’evento, ideato da Pietro Ciccotti, curato da Laura Mantovano e realizzato con il supporto di Roma Capitale, Bcc Roma ed Enel, prevede cinque giornate di conference, tasting, cooking show e convention dedicate all’innovazione, alla qualità e al futuro del Food. Filo conduttore della manifestazione, che legherà ogni appuntamento, è “il manifesto del “True Dining”: la ricerca dell’autenticità, della consapevolezza e della responsabilità totale nell’esperienza enogastronomica”. In campo per realizzare un piatto con soli tre ingredienti 30 chef (40 stelle Michelin).

Il tutto ha il valore di una grande occasione di promozione e racconto, appunto, dell’eccellenza della cucina italiana che, secondo Lollobrigida, vince per la sua assoluta unicità: “A rendere unica l’eccellenza italiana – ha detto il ministro rispondendo ai giornalisti – ci hanno pensato la natura, i coltivatori, gli imprenditori, i trasformatori. Noi dobbiamo pensare a renderla sempre più produttiva anche in ricchezza ed economia, raccontandola, anche per far capire che il prezzo che viene pagato per quell’eccellenza non è alto né basso, ma è giusto. Perché corrisponde alla tutela dell’ambiente, alla tutela dei lavoratori, e a una qualità inarrivabile rispetto a qualsiasi altra produzione del resto del pianeta. L’Italia sa fare molto e molto bene nella produzione alimentare e riesce attraverso i suoi cuochi, il suo personale di sala nella ristorazione, ma ormai anche nella distribuzione, a raccontare la qualità dei nostri prodotti. E manifestazioni come quella di oggi servono anche a mettere in contatto cuochi, produttori, grande pubblico, e ovviamente i buyers che più di tutti hanno la capacità di inserire al meglio nei circuiti commerciali i prodotti che qui vengono messi in vetrina, a loro disposizione”.
Ma è necessario tenere alta la guardia contro il fenomeno dell’italian sounding che ancora penalizza moltissimo l’Italia. Ma come fare per contrastarlo: “Innanzitutto controlli e verifiche – ha rimarcato Lollobrigida -. L’Italia è la nazione che ne fa di più, i nostri prodotti oltre che buoni sono anche sicurissimi. Ma chi copia i nostri prodotti deve essere contrastato in difesa della qualità che chi vuole comprare italiano cerca. La candidatura della cucina italiana a patrimonio dell’Unesco è un metodo innovativo che vogliamo utilizzare, perché diventando la nostra cucina patrimonio dell’Unesco, intesa non solo come momento di convivialità, ma anche di tutti i prodotti che la compongono come in una tavolozza di colori con cui i cuochi compongono i loro piatti che sono ‘quadri eccezionali’, possa essere difesa e tutelata. Ogni meccanismo di questa natura funziona, perché tanto più un prodotto è riconoscibile e noto, tanto più è difficile copiarlo. La cosa che funziona di più, comunque, rimane raccontare la qualità italiana, con i mezzi di comunicazione di massa, raccontare quelli che sono i nostri prodotti, che cosa li identifica e come riconoscerli”.

Ed in questo un ruolo strategico rimane quello di chef, ristoratori e, in prospettiva, dei giovani di Alberghieri e Agrari che hanno ottime opportunità, sempre crescenti, di posizionarsi con successo nel mondo del lavoro: “Tutti loro sono ambasciatori dell’eccellenza italiana, la nostra diplomazia diffusa nell’agroalimentare è la più forte che c’è, non esiste niente che ci rende così unici. I nostri ristoranti sono ovunque nel mondo, solo negli USA ce ne sono 70.000, in ogni luogo si cerca la cucina italiana, chi la sa fare e raccontare. Attraverso i prodotti utilizzati in questi avamposti della cucina italiana nel mondo si riesce a far comprendere che esiste un modo di produrre unico, e molti dei prodotti abbinati al territorio – più di 865 denominazioni di origine – portano oltretutto alla crescita del turismo. Oggi un turista su due viene in Italia per il buon mangiare, nel senso che vuole scoprire i territori che danno origine a prodotti di eccellenza che ha avuto modo di provare”.
Ma, a proposito dei prodotti italiani all’estero, rimane sempre caldo il tema dei famigerati dazi degli USA. “I dazi degli USA non li consideriamo corretti – ha spiegato il ministro – perché tra economie che hanno dei sistemi produttivi molto simili non avvantaggiano nessuno, quindi auspichiamo che si torni a ‘dazio zero’ specie per i prodotti agroalimentari che portano benessere ai cittadini statunitensi. Devo dire però, con grande ottimismo, che i numeri ci dimostrano che i nostri prodotti, specie quelli di eccellenza, della fascia premium, non avranno particolari flessioni perché il consumatore statunitense non è disponibile a rinunciare alla cucina italiana, i 70.000 ristoranti italiani negli USA vogliono i prodotti italiani altrimenti scadrebbero nella loro offerta. Poi esistono anche dazi ‘giusti’, che sono quelli che noi, come Europa, mettiamo a chi produce senza il rispetto dei lavoratori, senza rispetto dell’ambiente, senza il rispetto della qualità, e non può fare concorrenza ai nostri produttori sul prezzo”.

Raccontare e promuovere le eccellenze italiane resta la parola d’ordine, dunque, e questo è il principale obiettivo di Excellence Food Innovation che “nata dodici anni fa con l’idea di fornire all’enogastronomia un palcoscenico dove confrontarsi coniugando innovazione, tradizione e tecnologia – ha spiegato Pietro Ciccotti – da quest’anno accentua il suo carattere congressuale e allarga il raggio d’azione. Con Excellence la Capitale diventa teatro di uno stimolante confronto fra chef di ristoranti stellati e giovani cuochi emergenti, sul tema più caldo della cucina, quello dell’identità. La manifestazione avrà quale filo conduttore il tema della sostenibilità secondo i principi dell’Agenda Onu 2030″. Excellence Food Innovation 2025 ospiterà inoltre, nell’ambito della Pastry Exhibition, la Lectio Magistralis del Maestro dei Maestri Pasticceri Italiani, Iginio Massari.
All’inaugurazione di questa mattina, invece, sono stati assegnati sei Premi Excellence, tra cui il Premio alla Carriera allo chef Carlo Cracco e il Premio Excellence Chef a Ernesto Iaccarino.

