(Agen Food) - Roma, 19 sett. - Ancora una campagna complicata per il mais, a…

Confeuro e l’indagine rivelatrice, Tiso: “Ecco cosa pensano i giovani dell’agricoltura, cosa vorrebbero, e come aiutarli”
(Agen Food) – Roma, 05 nov. – di Olga Iembo – Un’indagine rivelatrice, che racconta in maniera semplice, chiara e diretta cosa i giovani pensano dell’alimentazione, del cibo, e soprattutto dell’agricoltura che – non molti l’avrebbero detto – considerano un lavoro che in maggioranza farebbero, se ne avessero i mezzi, le competenze e, soprattutto, se intervenissero quelle iniziative atte a diminuire i problemi che avvertono come ostacoli quasi insormontabili.
E’ una fotografia sorprendente e assai nitida quella che restituisce l’indagine “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”, condotta dall’Istituto Piepoli per Confeuro (Confederazione degli Agricoltori Europei) e presentata oggi a Roma al Momec, alla vigilia della Giornata nazionale della Agricoltura che quest’anno si celebrerà domenica 9 novembre. Alla conferenza, moderata dal giornalista di Sky Tg24, Nicola Veschi, insieme al presidente nazionale di Confeuro Andrea Tiso, era presente anche Attilio Arbia, responsabile Confeuro Giovani, e Martina Bianchi, giovanissima imprenditrice agricola, oltre a diversi autorevoli esponenti politici e autorità istituzionali.

“Volevano indagare il rapporto fra giovani e cibo inteso come ‘provenienza del cibo’ – ha spiegato ad Agen Food il presidente Tiso -, oltre all’interesse verso il novel food e la considerazione rispetto al ruolo dell’agricoltore e dell’allevatore non solo come fattore produttivo ma anche in termini di funzione sociale, in quanto custodi del territorio e dell’ambiente. I risultati sono stati incoraggianti poiché si evidenzia che c’è un’alta percentuale di ragazzi che vorrebbe iniziare un’attività nel settore agricolo, però si scontra con una serie di difficoltà, prime fra tutte l’accesso al credito e l’accesso alla terra, ma anche l’incertezza dovuta ai cambiamenti climatici che genera preoccupazione anche perché in caso di avventi avversi abbiamo visto che i risarcimenti (con Agricat, ndr) non sono stati abbastanza veloci né sufficienti per consentire la prosecuzione dell’attività agricola. Ci sono quindi una serie di aspetti sui quali come Confeuro vogliamo lavorare creando un hub che servirà a tutti i giovani, non solo a quelli che frequentano le scuole relative al settore agroalimentare, ma anche a quelli che fanno scuole diverse, per avere un’informazione rispetto alle opportunità che oggi il settore agricolo offre loro. Abbiamo nel nostro paese una varietà di prodotti infinita e la possibilità di proseguire in queste attività, anche perché in Italia il valore medio di produzione per singolo ettaro è di 4.500 euro a differenza di quello della media europea che è di 2.200 euro. Le opportunità ci sono, bisogna saperle cogliere e soprattutto saperle raccontare”.
Obiettivi ambiziosi, per i quali sarà necessario interfacciarsi con tutti gli attori competenti: “Abbiamo già in corso interlocuzioni con il Ministero rispetto al ricambio generazionale nel settore primario – ha aggiunto Tiso -, ma non ci vogliamo fermare al nostro paese, perché sappiamo bene che la ‘regina’ delle politiche agricole è la PAC, quindi vogliamo portare le nostre istanze a livello comunitario, al commissario Hansen e alla Presidente del Parlamento Europeo, Metsola, perché riteniamo che il problema non sia solo italiano ma sia europeo. Tant’è che la stessa Ue di recente ha presentato una strategia per favorire la successione nel settore agricolo. Confeuro da oggi inizia un percorso, abbracciando questo tema in tutti i suoi aspetti, collaborando con tutte le Istituzioni possibili affinchè ai ragazzi possa arrivare la realtà del settore agricolo di oggi”.
Un’analisi, quella di Tiso, perfettamente confermata anche dall’esperienza della giovanissima Martina Bianchi, che ha eroicamente scelto di ritirarsi in un piccolo paese della Liguria e di dedicarsi con autentico amore all’agricoltura e all’allevamento, a cominciare dalla cura delle sue api, scontrandosi però con difficoltà titaniche che affronta con pazienza e speranza che un giorno le cose migliorino. Martina racconta la sua esperienza e la sua attività sui social dove, a sorpresa, ha un grandissimo seguito. E questo è un dato perfettamente in linea che quanto emerge dall’indagine di Confeuro. “Credo che l’attività presentata oggi sia importantissima – ha commentato con Agen Food -, e io sono rimasta stupita e contenta dall’attenzione dimostrata dai giovani verso l’agricoltura, che avevo percepito dall’attività che sto facendo sui social dove trovo tante persone curiose. Ho notato poi che mi seguono più persone che vivono nelle grandi città, mentre all’inizio immaginavo mi seguissero quelli che già sono vicini all’agricoltura e quindi alla campagna. Mentre invece i ragazzi che vivono in città sono interessati alle attività agricole e questo mi fa capire che il lavoro che sto facendo e che oggi fa anche Confeuro per i giovani è davvero molto importante”. Ma le difficoltà sono tante, a cominciare da un senso di “solitudine” dovuto allo spopolamento di certe zone dove persino i servizi essenziali sono carenti. “Ciò che ho sempre detto fin dall’inizio della mia avventura è che mi piacerebbe tanto avere una sorta di comunità intorno – conferma Martina -. Oggi vivo in un paesino, San Martino di Noceto (frazione di Rapallo), dove ci sono solo pochi anziani, che sono pure tanto desiderosi di vedere arrivare nuove persone, e allora sarebbe bello averne altre intorno. Da un punto di vista più ‘tecnico’, invece, sicuramente ci sarebbe bisogno di qualche cambiamento nelle previsioni della gestione dei terreni abbandonati. Ci sono infiniti terreni, soprattutto in Liguria, lasciati in totale abbandono perché troppo ‘scomodi’ o di difficile gestione, è impossibile persino risalire ai proprietari che magari sono anche in tanti e quindi sarebbe necessario capire come interagire con chi ne ha la disponibilità in modo da consentire a chi vuole di accedervi. Ciò che accade in questi terreni abbandonati, oltretutto, incide anche su terreni come il mio che patisce le conseguenze dell’abbandono altrui”.
Una vastità di terreni abbandonati a fronte di una percentuale altissima di giovani che vorrebbero provare a vivere di agricoltura coltivandoli, curandoli, prendendosene cura, perché per un agricoltore la terra è fondamentale, la terra è vita.

L’indagine Piepoli-Confeuro: 90% ragazzi attenti al cibo, 4 su 10 no al novel food, per 1 su 6 agricoltura lavoro del futuro
“Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”. Nel mese di settembre 2025, Istituto Piepoli ha realizzato per Confeuro – la Confederazione Agricoltori Europei, presieduta da Andrea Tiso – un’indagine sui giovani italiani volta a comprendere le loro opinioni sull’alimentazione e la loro percezione del futuro dell’agricoltura e del cibo artificiale. L’indagine in particolare ha coinvolto 500 giovani tra i 18 e i 35 anni, con quote proporzionali per genere, fasce d’età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza del comune di residenza. Il Report Confeuro/ Piepoli è stato presentato oggi al Momec, a Roma, alla presenza di autorità istituzionali ed esponenti del settore primario.
Importanza del cibo, della provenienza e della qualità
I giovani italiani danno molta importanza al cibo che mangiano, 9 giovani su 10 affermano infatti di fare la spesa personalmente o di cercare, in ogni caso, di mangiare bene. Sono anche attenti alla provenienza del cibo che acquistano (79%) e 1 giovane su 4 afferma che la provenienza è per lui discriminante quando acquista un prodotto. L’attenzione è più alta tra i maschi e tra coloro che hanno almeno 25 anni. L’89% degli under 35 afferma inoltre che sarebbe disposto a spendere di più se il cibo fosse di qualità.
Novel food e cibo artificiale
I giovani italiani dimostrano di avere le idee molto chiare quando si parla di cibo artificiale e novel food. Se da un lato 4 giovani su 10 affermano che non consumerebbero mai cibo prodotto con la farina di insetti, in particolare le femmine (48%), dall’altro lato, il 34% dei giovani lo ritiene un’esigenza per salvare il mondo e il 24% un’innovazione. Le stesse opinioni sono riportate in merito alla carne prodotta in laboratorio o stampata in 3d. Il 7% dei giovani pensa che il cibo artificiale in futuro sostituirà completamente il cibo naturale, mentre la maggioranza (55%) pensa che la sostituzione sarà solo parziale. La crescita del dato nel sud-isole ci fa pensare al fatto che i giovani residenti al sud, consapevoli degli effetti del cambiamento climatico, vedano nell’aumento del cibo artificiale una possibile soluzione alla riduzione della produttività delle coltivazioni dovuta alla siccità e all’aumento delle temperature. Le principali motivazioni che potrebbero spingere i giovani a consumare cibo sintetico sono legate in modo particolare alla curiosità e alla percezione di innovazione (34%) e solo in modo minoritario al fatto che il prezzo di questi prodotti potrebbe essere più basso (12%). C’è in ogni caso una quota di giovani (1 su 3) che si dice che sarebbe in ogni caso contrario a consumare questo genere di alimento.
L’agricoltura e l’allevamento
I giovani italiani hanno una visione chiara e definita del ruolo dell’agricoltura e dell’allevamento: 1 giovane su 2 pensa, infatti, che senza agricoltura e allevamento non ci sarebbe né la vita né l’uomo sulla terra e il 34% ritiene che siano attività che si prendono cura del territorio. Gli agricoltori e gli allevatori inoltre contribuiscono al benessere delle persone (84%) e svolgono un ruolo essenziale per l’ambiente (80%). Il 77% dei giovani è concorde nel considerare queste due professioni come “custodi del territorio”. L’84% dei giovani italiani ritiene che i contributi economici in favore di agricoltori e allevatori siano un’azione necessaria per la tutela e la salvaguardia del patrimonio alimentare. La maggioranza degli under 35, il 77%, pensa che l’agricoltura del futuro sarà molto tecnologica e all’avanguardia”.
La propensione a fare l’agricoltore o l’allevatore
Il 15% dei giovani afferma che, se avessero gli strumenti e le competenze, farebbero certamente gli agricoltori, in particolare i giovani over 25 e residenti nel sud e nelle isole. C’è poi un 40% di giovani che non rifiuta l’idea di fare l’agricoltore o l’allevatore dimostrando che queste professioni godono, tra i giovani, di rispetto e considerazione.

Nel suo intervento all’incontro di questa mattina, il presidente Tiso ha commentato: “L’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Confeuro mette in luce un dato fondamentale: i giovani italiani sono tutt’altro che disinteressati ai temi dell’alimentazione, agricoltura e futuro del cibo. Al contrario, mostrano sensibilità spiccata, forte consapevolezza culturale e capacità di valutazione matura, che non si limita a semplici scelte di consumo, ma si estende a una visione complessiva del rapporto tra uomo, natura, cibo e società. Confeuro ritiene che il quadro emerso dall’indagine dunque rappresenti un importante segnale di fiducia nel futuro dell’agricoltura italiana. La consapevolezza dei giovani, la loro sensibilità verso la qualità, il rispetto per il lavoro agricolo e l’apertura verso l’innovazione delineano un orizzonte fertile per costruire una nuova stagione del settore primario. È ora fondamentale investire nella formazione, nell’accesso alla terra e nelle politiche di incentivo, affinché il potenziale espresso da questo 15% si trasformi in realtà concreta. Solo così si potrà garantire quel ricambio generazionale che oggi è la vera sfida – e la più grande opportunità – per l’agricoltura italiana. E ruolo fondamentale dovranno averlo anche la politica e le istituzioni nella consapevolezza maturata che sostenere i giovani in agricoltura significa sostenere il futuro del Paese. Per farlo, occorre agire subito, abbattendo le barriere economiche, burocratiche e culturali che oggi impediscono a migliaia di ragazzi e ragazze di trasformare una vocazione in un’impresa. E serve una strategia nazionale, che non si limiti a misure spot o incentivi temporanei, ma strutturale e di ampio respiro, che riconosca il valore sistemico dell’agricoltura nella transizione ecologica, nella lotta alla crisi climatica, nella sicurezza alimentare, nella rigenerazione dei territori, e nel ricambio generazionale nel mondo del lavoro”.
