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Dal cuore delle Marche la storia di passione e sostenibilità della Fattoria Petrini

(Agen Food) – Monte San Vito (An), 04 mar. – di Giordana Oddi – Nelle dolci colline di Monte San Vito, nelle Marche, la storia della Fattoria Petrini intreccia passione, innovazione e rispetto per la natura. Pioniera nel biologico sin dagli anni ’90, l’azienda ha trasformato la produzione di olio extravergine in un modello di eccellenza, combinando tradizione secolare e ricerca nutraceutica all’avanguardia. Con oltre trent’anni di esperienza, la famiglia Petrini ha dimostrato che fare biologico non è solo una scelta produttiva, ma una filosofia di vita: un impegno per la salute, l’ambiente e la qualità del gusto. 

Abbiamo incontrato Francesca Petrini, titolare dell’azienda, per parlare di passato, presente e futuro del biologico e del ruolo della sostenibilità nell’agricoltura moderna.

  1. Fattoria Petrini è tra le prime aziende italiane ad aver creduto nel biologico. Cosa significava “fare bio” negli anni ’90 e come si è evoluto oggi questo impegno?

“Quando abbiamo iniziato a produrre olio biologico nei primi anni ’90, non era una scelta dettata dal mercato, che allora non conosceva né cercava il biologico. È stata una decisione guidata dalla convinzione e dalla visione di un’agricoltura rispettosa della salute e dell’ambiente. All’inizio i nostri prodotti venivano spesso rifiutati o guardati con diffidenza, e chi faceva biologico era considerato alternativo o inesperto. In quel contesto, con un movimento ambientalista nascente e molti pregiudizi, abbiamo scelto di fare un passo avanti, diventando tra i primissimi produttori in Italia e i primi nelle Marche. Guardando indietro, è chiaro che non si trattava di stranezze: anticipavamo un futuro che oggi riconosciamo nell’agroecologia e nell’agricoltura rigenerativa, strumenti fondamentali per contrastare i danni dell’agricoltura intensiva e per costruire sistemi più sostenibili.

I terreni sono sempre più inariditi e i cambiamenti climatici non sono più scenari lontani, ma condizioni quotidiane. In questo contesto, l’agricoltura biologica, unita ai principi dell’agroecologia, si conferma uno dei sistemi più efficaci per affrontare le sfide future. Noi abbiamo iniziato oltre trent’anni fa, quando sembrava un salto nel vuoto, e oggi quel percorso è diventato condiviso, motivo di grande soddisfazione. Nel tempo, il nostro impegno si è evoluto con coerenza e crescita continua: i nostri uliveti sono ora veri ecosistemi, ricchi di biodiversità e sostanza organica. Un terreno vivo, popolato da microrganismi, insetti utili ed erbe spontanee, produce frutti più sani e, di conseguenza, un olio più sano e di qualità superiore.

Se è vero che ‘il cibo è la nostra medicina’, come diceva Ippocrate, produrre un olio sano significa davvero promuovere salute. Un olio ottenuto da piante che crescono in un ambiente vivo e rispettato non è solo più ricco e complesso dal punto di vista organolettico, ma anche più benefico per chi lo consuma. In questo senso, il nostro olio è una vera medicina naturale, frutto di un equilibrio costruito nel tempo lavorando con la terra, non contro di essa. La qualità di questo lavoro è stata riconosciuta non solo dai consumatori, ma anche da giurie specializzate: negli anni abbiamo ricevuto numerosi premi che confermano la purezza, la storia e le caratteristiche sensoriali, aromatiche e gustative del nostro olio.

È stato un percorso lungo, fatto di sperimentazioni, scelte coraggiose e pazienza, che ci ha permesso di diffondere una nuova cultura agricola. Mio padre ha condiviso generosamente la sua esperienza, consigliando molti produttori che nel tempo hanno intrapreso a loro volta la strada del biologico. L’aspetto più bello di questa storia è che, oltre a costruire un modello produttivo sano, abbiamo contribuito alla crescita di una comunità di agricoltori più consapevoli, preparati e attenti al futuro.”

Francesca e Cristiano Petrini
  1. Durante URBìO 2025 lei ha parlato di “comunicare la verità sul biologico”. In un mercato dove proliferano diciture come “residuo zero”, quanto pesa la disinformazione e come si può aiutare il consumatore a orientarsi meglio?

“Il problema della disinformazione è enorme. Oggi il consumatore vede in etichetta termini come “Residuo Zero” e spesso pensa che significhi “non trattato”, o addirittura che sia più naturale del biologico. Ma non è così. “Residuo Zero” vuol dire soltanto che al momento dell’analisi non si rilevano tracce di pesticidi sopra il limite tecnico di 0,01 mg/kg. Non significa che non siano stati usati prodotti di sintesi: anzi, se ne possono usare, purché degradino in fretta.

Il biologico, invece, segue un metodo olistico, agroecologico, certificato e normato dall’UE, che esclude totalmente i pesticidi di sintesi e tutela l’intero ecosistema. Il malinteso nasce quando “Residuo Zero” viene comunicato come un valore assoluto, quasi un’alternativa al bio, e questo crea inevitabilmente confusione. Se vogliamo aiutare davvero il consumatore, dobbiamo dirlo chiaramente: Residuo Zero non è biologico, non gli somiglia e non può sostituirlo. Solo così si fa chiarezza e si tutela chi produce e chi acquista”.

  1. Il vostro legame con il territorio di Monte San Vito è profondo. In che modo la vostra terra entra nel carattere dell’olio che producete?

“Il nostro legame con Monte San Vito è davvero profondo: qui l’olivicoltura non è una moda, è una tradizione che affonda le radici da secoli. Già nel 1600 esistevano disciplinari che attestavano la qualità del nostro olio… mica scherzavamo! E questa storia la si respira ancora oggi, soprattutto visitando il Museo del Frantoio Storico del 1688, perfettamente restaurato, l’unico così completo e curato nelle Marche. Turisti da tutto il mondo vengono qui prima di tutto per vederlo, e poi naturalmente per assaporare il nostro olio.

L’olio di Monte San Vito è speciale perché riflette tutto ciò che questa terra e quest’aria hanno di meglio: i nostri ulivi assorbono il carattere unico del territorio, il microclima ideale, così raro da trovare altrove. In ogni goccia si sente la storia, la passione e l’essenza stessa della nostra terra”.

  1. Fattoria Petrini coniuga tradizione e innovazione: dal vecchio mulino del ’600 ai prodotti brevettati come Petrini Plus e Raffaello 1483. Come nasce l’idea di unire l’olio extravergine alla ricerca nutraceutica?

“Questa domanda mi inorgoglisce e mi fa davvero vibrare il cuore: racchiude tutta l’essenza del mio lavoro e della mia azienda, che porto avanti insieme a mio fratello Cristiano. Dietro prodotti come Petrini Plus e Raffaello 1483 c’è un concetto nuovo, oggi abbastanza consolidato, ma allora quasi pionieristico: vedere l’olio non solo come alimento identitario, legato al territorio, alla storia e alla tradizione, ma anche come alimento salutistico-funzionale.

Sappiamo tutti che l’olio extravergine di qualità contiene sostanze benefiche per la salute, ma pochi sanno che può essere anche un vero e proprio vettore di nutrienti aggiuntivi, come le vitamine liposolubili D e K. Ci abbiamo lavorato fin dai tempi in cui la qualità non era ancora un tema di discussione: io e mio padre siamo stati tra i primi 100 degustatori professionisti diplomati già nel 1991 e tra i panelist fondatori del Panel Test delle Marche.

I nostri oli vitaminizzati nascono da precise ricerche nutrizionali condotte con l’Università di Bologna e di Ancona, e sono testati clinicamente: Petrini Plus supporta il metabolismo osseo, mentre Raffaello 1483 agisce sul metabolismo energetico. È stata un’avventura incredibile, che mi ha portato a essere testimonial a Expo Milano 2015, vincere il premio ITWIIN 2014 come miglior inventrice italiana e nel 2017 arrivare prima al premio Dea Terra del Ministero dell’Agricoltura.

Se consideriamo che il mio background accademico è in economia, direi che di strada ne ho fatta parecchia… ma è stata una strada guidata dalla passione per l’olio e per l’innovazione”.

  1. In un periodo in cui si parla molto di sostenibilità, secondo lei cosa distingue un’azienda davvero sostenibile da chi ne fa solo marketing? 

“Per me, la sostenibilità non è uno slogan o un gesto simbolico, ma qualcosa che si dimostra con il fare, con l’agire concreto. Oggi sembra che tutti si proclamino “sostenibili” perché hanno messo due pannelli solari, certo, va bene, ogni passo conta, ma la vera sostenibilità va molto più in profondità. Significa adottare un modello che rispetti l’ambiente, la salute umana, il lavoro e l’intero concetto di “One Health”. Non esistiamo soltanto noi: se vogliamo che il “noi” continui a esistere, dobbiamo pensare a tutto ciò che ci circonda come a un immenso e delicato ecosistema.

Io non ho figli, ma ogni giorno penso che ciò che faccio oggi avrà un impatto sul futuro, sulle nuove generazioni. Eppure vedo tante persone, anche con figli, vivere come se non ci fosse un domani. Basta guardare i cambiamenti climatici: quanta leggerezza, quanta irresponsabilità! C’è chi pensa che non si possa fare nulla e si lascia andare, senza nemmeno un minimo di impegno.

La vera sostenibilità è invece fatta di azioni concrete e misurabili. Ci sono dati chiari: pratiche agricole sostenibili, come la rotazione delle colture o l’uso ridotto di pesticidi chimici, contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra e aumentare la fertilità del suolo. Tecniche di irrigazione più efficienti e processi ecocompatibili permettono di proteggere le risorse naturali e la biodiversità. Essere sostenibili significa scegliere ogni giorno di agire pensando al futuro: rispettare l’ambiente, tutelare la salute delle persone, valorizzare il lavoro e guardare alle generazioni che verranno. Per me, ogni decisione che prendiamo oggi è un seme che crescerà domani: questo è il vero senso della responsabilità, e il modo migliore per distinguere chi fa davvero dalla semplice apparenza”.

L’olio della Fattoria Petrini rappresenta molto più di un semplice prodotto: è il frutto di un impegno coerente e costante verso qualità, sostenibilità e rispetto della terra. Trent’anni di biologico hanno trasformato gli uliveti in veri ecosistemi vivi, capaci di generare frutti sani e un olio complesso, benefico e ricco di storia. Ogni scelta agricola riflette la dedizione dell’azienda, coniugando tradizione e innovazione, sapore e salute, memoria e futuro.

Fare biologico alla Fattoria Petrini non è mai stato un gesto tecnico isolato, ma una guida intrinseca all’attività quotidiana: un modello che unisce eccellenza, responsabilità e attenzione verso la comunità agricola. Non è solo alimento: è espressione di equilibrio e visione, testimonianza di scelte coraggiose e coerenti, e invito a considerare il valore del lavoro consapevole e della responsabilità verso il futuro.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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