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Campi Flegrei, la bellezza di un territorio che coltiva ancora la propria storia
(Agen Food) – Pozzuoli (Na), 27 lug. – di Giordana Oddi – Nei Campi Flegrei la storia non si limita ad essere custodita tra le rovine, ma cresce nella terra, matura tra i filari, affiora dal mare e continua a vivere nei sapori che raccontano questo territorio. È un luogo in cui archeologia, paesaggio e agricoltura non seguono percorsi paralleli, ma si intrecciano in un’unica narrazione, restituendo un’identità profondamente radicata nelle sue origini.

È questo il messaggio più autentico emerso dal press tour di due giorni (22- 23 luglio) promosso nell’ambito della raccolta del Pomodoro Cannellino Flegreo, un educational riservato alla stampa nazionale che ha accompagnato i partecipanti lungo un itinerario capace di unire archeologia, paesaggio, agricoltura ed eccellenze gastronomiche. Un percorso che va ben oltre la promozione di un prodotto tipico e diventa il racconto di un modello di valorizzazione territoriale in cui cultura e coltura si sostengono reciprocamente.

Cuma, dove nasce la storia dell’Occidente
Il viaggio non è potuto che iniziare da Cuma, la prima colonia greca fondata nell’Italia continentale intorno all’VIII secolo a.C., porta d’ingresso della cultura ellenica in Occidente. Camminare tra questi luoghi significa attraversare oltre duemilasettecento anni di storia, in uno scenario in cui ogni pietra testimonia il passaggio di popoli, civiltà e tradizioni che hanno contribuito a costruire l’identità del Mediterraneo.

Tra i luoghi più suggestivi spicca l’Antro della Sibilla, la lunga galleria scavata nel banco di tufo tra il IV e il III secolo a.C., tradizionalmente identificata con la dimora della Sibilla Cumana, sacerdotessa di Apollo resa immortale dall’Eneide di Virgilio. Secondo la tradizione, era qui che pronunciava i suoi responsi profetici, enigmatici e spesso di difficile interpretazione, tanto da dare origine all’aggettivo “sibillino”, ancora oggi usato per indicare un messaggio oscuro o ambiguo. Il fascino del luogo è rimasto intatto nel tempo: il corridoio, illuminato dalla luce che filtra dalle aperture laterali, conduce il visitatore in uno spazio dove storia e mito sembrano fondersi, restituendo l’atmosfera di uno dei luoghi simbolo dell’antichità classica.
Poco distante si apre la Città Bassa, cuore politico, economico e religioso dell’antica colonia. Il Foro, recentemente restaurato e reso maggiormente accessibile anche grazie a un nuovo impianto di illuminazione, permette oggi di osservare il Capitolium dedicato alla Triade Capitolina, l’Aula Sillana e gli edifici monumentali di età romana che testimoniano l’importanza raggiunta da Cuma nei secoli.
Ma ciò che rende questa visita diversa da molte altre è la consapevolezza che il patrimonio archeologico non rappresenta soltanto una memoria del passato. Attorno a questi resti monumentali continua infatti a vivere un paesaggio agricolo che racconta la stessa storia ma con linguaggi diversi.

Quando archeologia e agricoltura parlano la stessa lingua
Nei terreni del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, grazie al progetto Il Parco Conserva, la tutela del patrimonio si intreccia con il recupero delle antiche vocazioni agricole. Alcuni terreni demaniali sono stati concessi ad aziende agricole affinché possano tornare a essere coltivati nel pieno rispetto del paesaggio storico e ambientale.
Nasce così un modello virtuoso in cui la conservazione non coincide con l’immobilità, ma con la capacità di restituire vita ai luoghi.
In questo contesto si inserisce anche la firma del Protocollo d’Intesa tra il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Confagricoltura Napoli, un accordo che punta a promuovere il patrimonio archeologico e quello agricolo attraverso iniziative culturali, percorsi esperienziali, degustazioni, incontri e attività divulgative.
Il messaggio è chiaro: valorizzare un territorio significa considerarlo nella sua interezza. Le testimonianze archeologiche, il paesaggio rurale, le produzioni agricole e la cultura gastronomica non rappresentano elementi distinti, ma parti di un unico bene identitario.

Il Pomodoro Cannellino Flegreo, custode di una tradizione
Tra i protagonisti assoluti del viaggio c’è naturalmente il Pomodoro Cannellino Flegreo, autentica eccellenza agricola che negli ultimi anni ha conosciuto una significativa riscoperta.
Coltivato su terreni vulcanici ricchi di minerali e accarezzati dalla brezza marina, questo piccolo pomodoro dalla forma leggermente strozzata conserva caratteristiche che sembrano appartenere a un’altra epoca. Il seme, non ibrido, viene tramandato da generazioni; la coltivazione continua a essere prevalentemente manuale, con il tradizionale sistema di sostegno in canne e spago naturale; la raccolta avviene ancora seguendo i ritmi della stagione estiva.
La buccia sottile, la polpa consistente e il naturale equilibrio tra dolcezza, acidità e sapidità ne fanno un ingrediente particolarmente apprezzato da chef e pizzaioli, tanto da essere oggi riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Regione Campania.
Una crescita che trova conferma anche nei numeri. «Il rilievo della produzione di Pomodoro Cannellino Flegreo è sempre maggiore: siamo passati dai dieci ettari coltivati nel 2018 ai quasi 60 del 2026, arrivando a lambire l’area archeologica del Foro di Cuma», spiega Giovanni Tammaro, presidente di Confagricoltura Napoli e amministratore del Gruppo Tammaro, fondatore dell’azienda Cumadoro. «Il seme, non ibrido, viene tramandato di generazione in generazione ed è custodito proprio dalla nostra azienda vivaistica. È anche grazie a iniziative come questa che il Pomodoro Cannellino Flegreo è sempre più conosciuto nel mondo della ristorazione e della pizza, contribuendo a una domanda in costante crescita.»

Quando la gastronomia diventa racconto del territorio
Se la raccolta del Cannellino Flegreo rappresenta il punto di partenza, la degustazione organizzata al termine della prima giornata ne costituisce la naturale evoluzione.
Non una semplice successione di assaggi, ma un percorso gastronomico costruito per dimostrare quanto un prodotto identitario possa diventare fonte di ispirazione per interpretazioni molto diverse tra loro.
Chef, pizzaioli, pasticceri e persino gelatieri hanno dato vita a preparazioni capaci di esaltare le caratteristiche del pomodoro senza snaturarne l’essenza. Piatti della tradizione convivono con creazioni contemporanee, dimostrando come innovazione e memoria possano procedere insieme.
Ad accompagnare il percorso gastronomico, i vini prodotti dai vitigni simbolo dell’area flegrea, Falanghina e Piedirosso, espressioni di una viticoltura che trova proprio nei suoli vulcanici una delle principali ragioni della propria identità.
Più che una degustazione, è stata la dimostrazione concreta di come il patrimonio gastronomico possa diventare uno straordinario strumento di narrazione del territorio.

Dai vigneti al mare: un paesaggio che cambia volto
La seconda giornata dell’educational amplia ulteriormente lo sguardo sui Campi Flegrei, accompagnando i partecipanti in un itinerario che mette in luce l’intimo legame tra paesaggio, produzioni agricole e cultura locale.

Le colline coltivate a Falanghina e Piedirosso testimoniano una tradizione vitivinicola che affonda le proprie radici nell’antichità, quando già Greci e Romani riconoscevano la straordinaria vocazione agricola di questi suoli vulcanici. La visita al Vigneto Santa Chiara, recuperato grazie al progetto Monterusciello Agro City, racconta una storia di rinascita: un terreno restituito alla coltivazione e trasformato in simbolo di rigenerazione agricola, ambientale e sociale. Da queste vigne nascono le etichette di Uvadoro, l’azienda vitivinicola del Gruppo Tammaro, che ha scelto di valorizzare i vitigni autoctoni dei Campi Flegrei trasformandoli in vini profondamente legati al territorio. Tra questi spicca la Falanghina Santa Chiara, espressione del recupero dell’antico vigneto di Monterusciello, e Terra di Ruscello, blend di Aglianico irpino e Piedirosso, presentati anche durante la degustazione come naturale complemento delle proposte gastronomiche dedicate al Pomodoro Cannellino Flegreo.
Il racconto prosegue poi sul mare, altro protagonista imprescindibile della storia flegrea. Grazie alla collaborazione del GAL Parthenope e della Società Cooperativa “C. Salvatore”, Organizzazione di Produttori (O.P.) che riunisce e coordina numerose imprese della mitilicoltura locale, i giornalisti hanno raggiunto gli impianti di allevamento di Lucrino e Miseno, entrando in contatto con una delle attività più rappresentative dell’economia costiera del territorio. La cozza dei Campi Flegrei, allevata nelle acque del Golfo di Pozzuoli, trova proprio nell’incontro tra sorgenti termali, fondali vulcanici e correnti marine un habitat particolarmente favorevole, che contribuisce alle sue peculiari caratteristiche organolettiche. Qui la mitilicoltura continua una tradizione che affonda le proprie radici nell’antichità, favorita dalle particolari caratteristiche delle acque flegree. Osservare da vicino il lavoro dei mitilicoltori significa comprendere come anche il mare contribuisca a definire l’identità gastronomica dei Campi Flegrei, attraverso un sapere tramandato nel tempo e ancora oggi capace di coniugare qualità, sostenibilità e profondo legame con il territorio.

La Piscina Mirabilis, la “cattedrale dell’acqua”
Tra le tappe più emozionanti del percorso va considerata senza dubbio la visita alla Piscina Mirabilis.

Costruita in età augustea, tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., questa immensa cisterna sotterranea costituiva il terminale dell’acquedotto del Serino e aveva il compito di rifornire d’acqua la poderosa flotta romana stanziata nel porto militare di Miseno, uno dei più importanti dell’Impero.
Entrando al suo interno si viene immediatamente colpiti dalla successione delle alte colonne in tufo che sorreggono le volte, creando uno spazio monumentale che ricorda una basilica o una cattedrale. Non è un caso che venga spesso definita la “Cattedrale dell’Acqua”: un capolavoro di ingegneria idraulica che ancora oggi sorprende per imponenza e perfezione costruttiva.
Un modello di valorizzazione che guarda al futuro
Il press tour dedicato al Pomodoro Cannellino Flegreo ha dimostrato come la promozione di un territorio possa nascere dalla collaborazione tra istituzioni, imprese agricole, operatori culturali e realtà locali.
I Campi Flegrei possiedono tutte le caratteristiche che oggi il turismo cerca: autenticità, paesaggi, archeologia, produzioni agricole, tradizioni marinare e una cucina che nasce direttamente dal territorio.
Esperienze come questo educational dimostrano che la promozione non passa soltanto dalla comunicazione, ma dalla possibilità di vivere i luoghi, incontrare chi li custodisce e comprenderne il valore.
Perché il vero patrimonio dei Campi Flegrei non è soltanto ciò che resta del passato, ma la capacità di far dialogare quella storia con il presente, trasformandola in una risorsa culturale, economica e identitaria.
