(Agen Food) Milano, 02 set. - Una pausa pranzo capace di sorprendere il palato senza…

“La voce del ragù” arriva a tavola: a Roma il ristorante napoletano diventa teatro
(Agen Food) – Roma, 02 set. – Il ragù napoletano non è soltanto una ricetta. È un tempo lento, una casa che si risveglia la domenica, una memoria che passa da una generazione all’altra. Nel cuore della Capitale, il ristorante Napul’è accoglie “La Voce del Ragù – A cena dentro Napoli”, il progetto ideato e interpretato da Angelica Sepe, cantante, autrice, cuoca e ricercatrice della cultura gastronomica italiana.
Non una semplice cena accompagnata dalla musica, ma un vero ristorante-teatro napoletano, nel quale i grandi piatti della tradizione diventano racconti, emozioni e canzoni. Il ragù, la genovese, la pasta e patate con la provola, la parmigiana, i friarielli e il babà compongono un viaggio sensoriale attraverso la memoria di Napoli. Angelica Sepe canta e dialoga con gli ospiti, trasformando la sala in un palcoscenico e la tavola in un luogo d’incontro.
ANGELICA SEPE: CINQUANT’ANNI TRA MUSICA, TELEVISIONE E CUCINA
“La Voce del Ragù” nasce da una storia artistica lunga cinquant’anni. Angelica Sepe ha condiviso oltre vent’anni di percorso professionale con Roberto Murolo, raccogliendone la lezione di eleganza, memoria e rispetto della tradizione. È stata ospite di numerosi programmi televisivi nazionali e ha portato cucina, musica e cultura napoletana negli spazi di Rai 1, partecipando più volte a UnoMattina e UnoMattina Estate. Su Food Network è stata protagonista di “In Vasetto”, otto puntate dedicate alle conserve, alle ricette e alla memoria gastronomica. È autrice dei libri “In Vasetto – Sapori, pensieri e peccati” e “Miracoli di Zucchero”. Firma inoltre per Famiglia Cristiana la rubrica “Non di solo pane”, nella quale cibo, spiritualità, filosofia e storia si incontrano. Da circa trent’anni Napul’è rappresenta a Roma la casa di questa esperienza: cucina campana, accoglienza, ricerca e musica dal vivo.
IL RAGÙ COME FILOSOFIA DEL TEMPO
Al centro del progetto c’è il ragù, piatto simbolo di una cucina che non conosce fretta. Deve cuocere lentamente, deve “pippiare”, aspettare e trasformarsi. In un’epoca nella quale tutto corre, Angelica Sepe ne fa un piccolo manifesto contro la velocità contemporanea. “Il ragù non è soltanto una salsa: è un tempo della vita. Mentre pippia, una casa si sveglia, qualcuno ritorna, qualcuno aspetta e qualcuno ricorda. Ecco perché il ragù ha una voce”. Le canzoni della grande tradizione napoletana incontrano i piatti nati dalla stessa memoria: da “Anema e core” a “Reginella”, da “’O surdato ’nnammurato” a “Tammurriata nera”, fino a Renato Carosone e Pino Daniele.
Perché Napoli non è soltanto un luogo. È un profumo che arriva dalla cucina, una canzone che conosciamo ancora a memoria, una pentola di ragù che continua lentamente a pippiare. E qualche volta, per arrivare a Napoli, non serve prendere un treno: basta sedersi a tavola.
