(Agen Food) - Peredobba (Tv), 18 apr. - Quello della birra è un consumo conviviale…

Il Giardino delle Luppole a Sana Food: “Non solo per la birra, la pianta ha ottime proprietà per l’alimentare”
(Agen Food) – Bologna, 05 mar. – di Olga Iembo – La coltivazione del luppolo in Italia rimane un settore “di nicchia”, con una produzione ancora molto bassa rispetto a una domanda che si conferma in crescita, soprattutto per via dell’aumento del numero di birrifici artigianali. In questo, dunque, l’Italia è ancora fortemente dipendente dall’importazione ma la filiera – concentrata principalmente al Nord (Veneto, Emilia-Romagna, Lombardia) – è in fase di sviluppo, con una superficie coltivata che in totale supera oggi i 100 ettari, a fronte dei soli circa 52 ettari coltivati nel 2020.
Coltivazione ‘di nicchia’, dunque, che richiede coraggio e intraprendenza, come quello delle tre sorelle Nati, che portano avanti la tradizione dell’azienda agricola familiare che prosegue da tre generazioni. Sono loro le “colonne” de “Il Giardino delle Luppole” – azienda protagonista a Sana Food 2026 – specializzato nella valorizzazione del luppolo italiano, che utilizza non solo per la filiera brassicola, ma ne sfrutta i germogli anche per la creazione di crackers e altri prodotti innovativi come la Farina di germogli di Luppolo Bio (HopDust), che ha vinto il 1° Premio Innovazione Food “Lorenzo Cagnoni Award” 2026 alla fiera Beer&Food Attraction di Rimini. Una farina versatile e adatta per impasti di panificati, pasta fresca o secca, pizze e altri prodotti da forno, definita come un ingrediente sostenibile e frutto dell’economia circolare.

Ma di più, al Giardino delle Luppole continuano a battere altre vie, partecipando anche al progetto “MicroHop – L’essenza del Luppolo” è un’iniziativa di ricerca e innovazione focalizzata sulla valorizzazione del luppolo coltivato in Italia (in particolare in Emilia-Romagna) attraverso l’uso di tecnologie avanzate di microincapsulazione per creare estratti di luppolo ad alto valore aggiunto, migliorando la competitività della filiera agricola e offrendo nuove soluzioni per il settore alimentare e, potenzialmente, nutraceutico. A Sana Food, a raccontare di questa coraggiosa e particolare azienda ad Agen Food è stata Michela Nati, una delle tre titolari de Il Giardino delle Luppole.
Michela questa vostra idea così speciale viene da una lunga tradizione familiare…
“Sì la nostra storia è lunga. Solitamente nelle nostre aziende c’erano vigneti e abbiamo coltivato anche pomodori da industria sementiera, cereali. Poi, dal 2016 abbiamo iniziato a investigare nuove colture che potessero dare un reddito differenziato. In particolare abbiamo deciso di mettere su un luppoleto e nel 2018 siamo passati a una fase ancor più ‘operativa’, con l’impianto e le attrezzature per la lavorazione della pianta”.
Una scelta non molto diffusa e coraggiosa…
“Coltiviamo luppolo più che altro per la filiera brassicola, quindi per la birra, e uno dei nostri maggiori clienti è un birrificio familiare indipendente di rimini, Birra Amarcord che già dal 2018 ha acquistato i nostri luppoli, fino al 2020 quando però, purtroppo, abbiamo dovuto scegliere se continuare la coltivazione del luppoleto, trovando il modo di utilizzare il luppolo in altre modalità, oppure rinunciare a tutto”.
Questa è stata in qualche modo la svolta…
“Sì perché subito dopo è seguita un’evoluzione importante, grazie a un progetto di ricerca per approfondire quali fossero le proprietà del luppolo, e la sua edibilità in altri stadi oltre quello del fiore. E’ così che siamo arrivati a implementare un uso molto più largo del luppolo: parliamo dei germogli, che facciamo sott’olio di luppolo, e poi l’olio essenziale, cioè la parte aromatica. Si tratta di un aroma alimentare che si può inserire in bevande e panificati. Ma anche il germoglio lo abbiamo usato, oltre che sott’olio, anche in un’altra forma – prima in prototipo e poi in prodotto -, cioè la farina. Una farina biologica che stiamo presentando proprio qui a Sana, e che a Beer&Food Attraction, quest’anno ha vinto il premio Innovation Award. Una farina ricca di fibre, di proteine, a basso contenuto di carboidrati, che oltre tutto può essere usata in panificati senza glutine. Il fatto di aver introdotto il luppolo anche nell’alimentare oltre che nella birra è stato fondamentale”.
Quale è la portata delle vostre attività?
“Coltiviamo in tutto, con due aziende, 70 ettari di cui 2 ettari e mezzo sono di luppolo. E’ un apparentemente piccolo ma in realtà grande investimento, considerando che in Italia ci sono circa 100 ettari in tutto di luppoleti. Inoltre, per avvantaggiarci anche nell’uso del luppolo in maniera fitoterapica e più corposa per la proprietà tecno-funzionali intrinseche che ha, abbiamo partecipato a un altro progetto chiamato ‘MicroHop – L’essenza del Luppolo’ e insieme all’Università di Teramo per approfondire le proprietà antimicrobiche, conservanti, antiossidanti del nostro luppolo, e arrivare ad estrarre queste molecole per microincapsularle in modo da poterle inserire in sistemi alimentari moderni, nella birra – anche analcolica – o negli alimenti. Una nuova importante frontiera per noi”.

