(Agen Food) – Roma, 19 nov. – di Rosalba Teodosio – Si chiama Sugood, ed è la linea di sughi plant-based del marchio Nativea.

A sentire Massimiliano Cozzoli – fondatore della società insieme a Daniele Lo Cicero, entrambi chef – “più che un’impresa, Nativea è un progetto, rappresenta un metodo, non intende veicolare le cose che facciamo, ma come le facciamo, la replicabilità dei laboratori. L’idea di Sugood, che è la prima linea di prodotti Nativea, esprime proprio questo. Nasce nel periodo della pandemia, quando durante il lockdown tutti si sono riavvicinati alla cucina: In Italia siamo fortunati, tutti più o meno abbiamo delle competenze. Ecco, noi abbiamo voluto riproporre i sughi fatti in casa, con metodi familiari e con prodotti di qualità, buoni per tutti, anche per i vegani. E ogni barattolo di Sugood unisce un sapore davvero innovativo con l’amore per la tradizione a tavola. Sugood nasce per realizzare un prodotto etico, buono dal punto di vista alimentare e sostenibile per l’ambiente, per tutti quei consumatori che desiderano mangiare bene e sano, riducendo o eliminando la carne per scelta alimentare, etica o nutrizionale”.

Perché l’idea di un prodotto vegano? Max – così lo conoscono tutti – ce lo racconta divertito: “Prima di Nativea, lavoravo per una società di sughi e accanto alla sede di lavoro aveva appena aperto un fast-food. Dall’insegna non si capiva che era vegano e quando mi invitano lì a pranzare ordino un hamburger. Lo mangio ma non mi accorgo di nulla. Quando mi dicono che era un hamburger di non-carne, incuriosito, nei giorni successivi comincio a provare ogni cosa e a studiare i prodotti veg. Da lì parte tutto. Con Daniele allora pensiamo di abbinare le due cose: i sughi, patrimonio e simbolo della tradizione italiana, e la cultura vegana”.

Abbiamo assaggiato i sughi di Sugood a Excellence Eventi 2021, e il risultato è sorprendente. I prodotti al momento sono cinque: Zenzero, che per esaltare la dolcezza del pomodoro datterino giallo di San Marzano sul Sarno e le spezie del macinato vegetale unisce l’energia del succo d’arancia e il piccante dello zenzero; Berberè, in cui il pomodoro datterino rosso è avvolto dalle spezie del berberé, in un vortice di gusto che va dal piccante del chili alla freschezza del cardamomo, passando per la dolcezza dei semi di coriandolo; il Garofolato (il primo nato tra i prodotti), il cui nome prende spunto proprio dalla spezia che lo caratterizza, i chiodi di garofano (in romanesco garofolo), arricchito dal sapore del pomodoro datterino rosso, cucinato con carote, cipolle, sedano e sfumato con il vino rosso; Broccoli, un omaggio alla cucina meridionale, frutto dell’ abbinamento tra il broccolo e il macinato vegetale speziato; Giallo, che rivisita il ragù bolognese, impreziosito con il pomodoro datterino giallo di San Marzano sul Sarno, privo di OGM e raccolto a mano.

Più una new entry presentata all’evento della Nuvola. Chef Cozzoli ci spiega: “Stiamo lanciando l’Amatriciana, il sugo principale della cucina romana, che, pur non avendo carne al suo interno, mantiene il suo sapore originale. Il nostro sogno sarebbe di produrre noi stessi la non-carne, ma al momento quella utilizzata è inglese. La sola cosa che manca alla nostra amatriciana è la croccantezza tipica, che la non-pancetta perde nel processo di pastorizzazione perché assorbe il liquido: ci stiamo lavorando, stiamo pensando di metterla accanto…hai presente il biscotto che viene impacchettato accanto allo yogurt? Per noi, comunque, la nostra amatriciana è uguale: siamo romani, non ci saremmo mai permessi se non pensassimo questo”.

Cosa ha rappresentato una vetrina come Excellence per Sugood? “Ci ha dato la possibilità di farci conoscere non solo dai consumatori, ma anche dagli addetti ai lavori, che ci hanno confermato la bontà dei nostri prodotti. Ci hanno notato tantissime altre aziende presenti e con alcune di loro ci saranno presto delle interessanti collaborazioni”.

Sugood non ha ancora punti vendita propri, viene commercializzato online e negli shop vegani. Ma, racconta Cozzoli, “per il lancio abbiamo concluso un accordo con WHATaECO, che vende solo prodotti sostenibili, quindi è per noi un canale privilegiato, per un target già eticamente consapevole. In realtà sarebbe bello che nella grande distribuzione ci fosse uno scaffale con su scritto: Etico. E invece siamo nello spazio: Vegano. Per ora”.

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