Skip to content

“Quartiere Vino Pigneto”: quando il vino naturale incontra la cultura del quartiere

(Agen Food) – Roma, 06 mag. – di Giordana Oddi – Al Pigneto, cuore pulsante di Roma tra memoria popolare e fermento creativo, il vino naturale diventa occasione d’incontro e racconto collettivo. La conferenza stampa della seconda edizione di Quartiere Vino Pigneto – in programma sabato 10 maggio – ha acceso i riflettori su una manifestazione che non celebra soltanto il vino, ma anche la storia, l’identità e la forza comunitaria di un quartiere che continua a reinventarsi e a riscrivere la sua storia.

La conferenza ha preso vita nella Biblioteca Goffredo Mameli, simbolo di cultura aperta e partecipata, sottolineando come il vino possa essere non solo esperienza sensoriale, ma anche espressione di patrimonio storico e culturale.

Guido Farinelli, Marco Ricci e Alfonso Scarpato

Alfonso Scarpato, una delle figure promotrici dell’iniziativa, ha spiegato come il vino naturale rappresenti una sorta di “controcultura”, una filosofia produttiva che va contro le logiche dell’industria e della tecnologia esasperata. Non è solo una questione di gusto: è un gesto politico, ambientale e artigianale. Il Pigneto, con la sua sensibilità artistica e il suo spirito di resistenza creativa, è il terreno ideale per accogliere questo tipo di fermento.

“Quartiere Vino Pigneto è un’occasione preziosa – ha dichiarato Alfonso Scarpato – per far conoscere da vicino i produttori di vino naturale, che scelgono di lavorare senza chimica né tecnologia, nel pieno rispetto dell’ambiente, dando vita a vini autentici e di grande qualità. Ma è anche un modo per valorizzare un quartiere come il Pigneto, terreno fertile di creatività, sensibilità ambientale e artigianato. Un invito a riscoprire il territorio attraverso il filo conduttore del vino.”

L’assessore alla cultura del Municipio V, Marco Ricci, ha portato i saluti istituzionali sottolineando quanto sia importante oggi fare rete: produttori, cittadini, istituzioni e attività locali insieme per ridare forza ai quartieri troppo spesso dimenticati: “Durante e dopo il lockdown abbiamo perso occasioni di socialità, con gravi ripercussioni non solo sulla vita dei cittadini, ma anche sulle attività produttive, che hanno subito perdite significative, compresi molti posti di lavoro. Quartiere Vino Pigneto rappresenta un’opportunità concreta per restituire a questo territorio – ormai conosciuto anche a livello nazionale ed europeo – una dimensione di qualità, fatta di cultura, convivialità e buon cibo, oltre gli stereotipi legati al degrado. Promuoviamo un consumo consapevole: bere poco, ma bene, scegliendo vini naturali privi di solfiti, che rispettano la salute e l’ambiente. Per far crescere iniziative come questa è essenziale coalizzarsi: istituzioni, cittadini e produttori insieme per rilanciare un quartiere che, con i suoi 180 mila abitanti, è più grande della stessa città di Venezia.”

Tra gli interventi più appassionati, quello di Giuseppe Pertini, esperto di vini naturali, che ha ricordato come questo tipo di vino non sia una moda recente, ma affondi le radici in pratiche antichissime. “Non si è inventato nulla – ha affermato – la fermentazione naturale del mosto è un processo millenario, in cui l’uomo accompagna, senza forzare, un fenomeno biochimico. “Vino crudo”, lo chiamano in alcune parti del mondo. Un prodotto artigianale che, per definirsi tale, deve nascere da agricoltura biologica, vendemmia manuale e fermentazione con lieviti autoctoni. Quartiere Vino Pigneto è un’iniziativa nata dal basso, dalla volontà dei cittadini, con il valore autentico di una festa: un momento di incontro che riporta le persone in piazza, in modo trasversale e inclusivo, capace di unire generazioni e culture diverse in un quartiere ricco di sfumature. Una manifestazione unica nel suo genere in Italia.”

Un’altra voce significativa è stata quella di Guido Farinelli, storico della gastronomia e promotore dell’associazione Bella Storia. Il suo intervento ha riportato al centro il legame profondo tra vino, memoria e identità. Ha parlato della cultura popolare spesso banalizzata dal turismo di massa e ha raccontato di un tempo in cui, nelle osterie del Pigneto, si beveva vino e si faceva politica. Un passato che torna vivo nei gesti di oggi. 

“L’obiettivo è riscoprire la memoria dei nostri territori e renderla accessibile a tutti, al di là dei confini accademici. Questo evento ci riporta proprio lì, nel cuore dei quartieri popolari, dove vive una cultura autentica, spesso dimenticata. In un’epoca segnata dall’overtourism, che ha banalizzato la cultura popolare riducendola a folklore, manifestazioni come questa ci permettono di restituirle dignità e verità. La cultura gastronomica romana, ricca di influenze regionali e migrazioni – basti pensare alla componente giudaico-romanesca – è il frutto di storie intrecciate, come quelle del Pigneto. Con questa manifestazione vogliamo risalire alle radici di queste tradizioni, raccontandole attraverso il vino. Le osterie, un tempo luoghi di cibo, vino, politica e convivialità, ne sono l’emblema. Anche allora si parlava di ‘vino naturale’, come suggerisce il termine dialettale ‘infinocchiare’: si offriva del finocchio prima del vino, per coprire eventuali difetti del gusto. Un piccolo gesto che racchiude un grande patrimonio culturale.”

Tra le novità più attese di questa seconda edizione, ci saranno proprio le passeggiate tematiche curate da Bella Storia che guiderà i partecipanti in un viaggio tra le vecchie osterie del Pigneto, arricchite da storie e curiosità legate ai personaggi che le hanno animate nel tempo, come Pier Paolo Pasolini. Le visite, completamente gratuite, saranno organizzate in piccoli gruppi e si terranno in due diversi orari. Per partecipare, sarà necessario prenotarsi online, dove è possibile anche acquistare il biglietto per accedere all’evento e alle degustazioni.

Quartiere Vino Pigneto dunque non è solo una manifestazione sul vino: è  una festa della comunità, un modo per tornare a incontrarsi, a parlare e a sentirsi parte di qualcosa. E forse, come si dice spesso qui, “più semo e meglio stamo”, e col bicchiere giusto in mano, è ancora più vero.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

Torna su
Agenfood
×