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Pelle d’Uva: scarti dell’industria vinicola Made in Italy per i boxeur
(Agen Food) – Roma, 12 nov. – di Pol. Cla. – La pelle d’uva è anche chiamata “pelle da vino” e nella maggior parte dei casi è riciclabile al 100%. Dell’industria vinicola italiana sono utilizzati gli scarti compresi semi e steli, rendendo il processo di vinificazione circolare.
È la pelle vegana che si afferma nel settore abbigliamento, accessori e scarpe. Inizialmente si utilizzava la base vegetale di funghi, cactus e ananas. Ora si sono aggiunti gli scarti dell’uva made in Italy.
Come riporta la rivista Plant Based News, la pelle d’uva è il nuovo materiale vegano utilizzato anche dal marchio di abbigliamento sportivo Sanabul. “Utilizzare gli avanzi delle industrie vinicole e agricole rappresenta l’evoluzione dei materiali e della sostenibilità all’interno del mondo degli sport, in particolare in quello da combattimento”, afferma il marchio. E lancia sul mercato, per i boxeur, l’edizione limitata de “L’uva boxing gloves”, in vendita sul loro sito web.
L’azienda ha spiegato “di preferire la pelle a base vegetale a quella animale per diversi fattori: in primis una minore impronta di carbonio per la realizzazione, inoltre il materiale è più performante rispetto alla classica pelle ed è anche migliore al tatto”.
Gli avanzi dell’industria vinicola italiana sono utilizzati anche dal marchio Pangaia per realizzare capi di abbigliamento in pelle d’uva già utilizzata, lo scorso anno, da Mercer Amsterdam per creare scarpe da ginnastica vegane.
#Sanabul
