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Maiscoltura, incontro al MASAF, Cibo per la mente: strategica per l’agroalimentare italiano

(Agen Food) – Roma, 28 ott. – Il mais rappresenta un pilastro insostituibile del sistema agroalimentare italiano, una materia prima fondamentale per l’alimentazione animale e umana e per le filiere di eccellenza del Made in Italy. Il rilancio della maiscoltura deve dunque tornare al centro dell’agenda politica nazionale, attraverso una strategia condivisa che punti a rafforzare l’approvvigionamento interno, promuovere l’innovazione e garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole. È il messaggio al centro del convegno “Il mais, coltura strategica per la filiera zootecnica e agroalimentare nazionale: analisi e strategie per il rilancio del settore”, promosso da Cibo per la Mente, Assalzoo, Origin Italia e AMI – Associazione Maiscoltori Italiani, che si è svolto ieri a Roma.

All’incontro, ospitato dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, sono intervenuti il Sottosegretario Patrizio Giacomo La Pietra, Luca De Carlo, Presidente della Commissione Agricoltura del Senato, la senatrice Maria Nocco, Cesare Soldi, Presidente Associazione Maiscoltori Italiani, Amedeo Reyneri Di Lagnasco, Professore dell’Università di Torino, Sabrina Monica Locatelli, ricercatore del CREA, Massimo Zanin, Presidente Assalzoo, e Nicola Cesare Baldrighi, Presidente Origin Italia.

Scenario e cause della crisi

Il mais rappresenta una delle principali fonti energetiche per l’alimentazione animale e svolge un ruolo essenziale per la competitività delle filiere zootecniche, dal latte e dai formaggi alle carni e alle uova. La sua disponibilità, il costo e la qualità sanitaria incidono sull’intero sistema agroalimentare, con un impatto diffuso che va a interessare anche le produzioni DOP e IGP di derivazione zootecnica, la cui sostenibilità dipende dall’approvvigionamento di materie prime nazionali, nel rispetto dei disciplinari di produzione. Tuttavia, la maiscoltura italiana attraversa una profonda crisi strutturale. Le superfici coltivate a mais da granella si sono quasi dimezzate dal 2000, passando da 1,06 milioni a 541 mila ettari nel 2025. La produzione nazionale, pari a 5,5 milioni di tonnellate nel 2025, dopo un calo di oltre 40% negli ultimi venti anni (nel 2006 l’Italia produceva 9,6 milioni di tonnellate) potrebbe scendere a circa 4 milioni nel 2026, a fronte di un fabbisogno annuo di 12 milioni di tonnellate e di importazioni che nel 2025 hanno raggiunto i 7 milioni. Alla base di questa situazione si intrecciano la progressiva riduzione della redditività della coltura, penalizzata dall’aumento dei costi produttivi e dalla volatilità dei prezzi, e gli effetti dei cambiamenti climatici sulle rese e sulla qualità sanitaria, anche per il rischio di maggiore diffusione di micotossine, nonché le preoccupazioni per il divieto dell’utilizzo dell’urea nel Bacino padano a partire dal 2028. A rendere più complesso il quadro contribuisce la crescente competizione tra le diverse destinazioni produttive del mais, in particolare tra gli impieghi per l’alimentazione animale e quelli a fini energetici.

Le possibili direttrici di intervento

Secondo il settore agroalimentare italiano, il rilancio della maiscoltura nazionale richiede una strategia che riconosca il ruolo centrale del mais da granella nella sicurezza dell’approvvigionamento interno come chiave per la tutela delle filiere e di tutto l’indotto da esse attivato. In questa direzione, è fondamentale rafforzare gli strumenti di politica agricola a sostegno della produzione, valutando anche l’introduzione di un aiuto accoppiato specifico nell’ambito della PAC, e promuovere accordi e contratti di filiera capaci di garantire maggiore stabilità economica ai produttori e agli utilizzatori. Questa strategia deve inoltre favorire un equilibrio tra le diverse destinazioni produttive del mais, garantendo disponibilità sufficiente di materia prima per l’alimentazione animale.

Cruciale è inoltre il ruolo della ricerca e dell’innovazione per rendere la maiscoltura più produttiva, competitiva e resiliente ai cambiamenti climatici. Il miglioramento genetico, le Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA) e l’adozione di pratiche agronomiche più efficienti possono contribuire ad aumentare le rese e a migliorare la qualità intrinseca del prodotto. Il percorso di rilancio deve poi garantire la sostenibilità economica delle imprese agricole, esposte alla volatilità dei costi energetici e delle materie prime, e salvaguardare le filiere DOP e IGP, anche attraverso la valutazione di strumenti temporanei di flessibilità, che assicurino la possibilità di continuare a produrre le eccellenze agroalimentari nazionali a base dei prodotti della zootecnia nazionale anche in situazioni eccezionali e nel rispetto della normativa e dei disciplinari di produzione.

“Il rilancio della maiscoltura italiana richiede un impegno condiviso tra istituzioni e tutti gli attori della filiera, al fine di rendere possibile e sostenibile le nostre produzioni zootecniche” ha dichiarato Clara Fossato, portavoce di Cibo per la Mente. “Auspichiamo che il settore possa essere riconosciuto per la sua strategicità, attraverso un confronto strutturato e una programmazione di lungo periodo, capace di garantire sostenibilità economica agli agricoltori e tutelare le eccellenze agroalimentari del Paese”.

Patrizio Giacomo La Pietra ha dichiarato: “Il mais è una coltura strategica per il sistema agroalimentare italiano e riveste un ruolo fondamentale per la competitività delle nostre filiere zootecniche. Rafforzare la produzione nazionale significa garantire maggiore sicurezza negli approvvigionamenti e sostenere la competitività degli allevamenti, con particolare attenzione alle produzioni di qualità, che rappresentano un patrimonio distintivo del Made in Italy agroalimentare. È quindi importante che il rilancio della maiscoltura trovi adeguata attenzione nell’ambito delle politiche agricole nazionali, individuando, attraverso il confronto con le rappresentanze della filiera, strumenti e iniziative capaci di sostenere la produzione e valorizzarne il ruolo strategico”.

“L’Italia sta investendo sempre più nell’innovazione agricola e anche la maiscoltura deve poter beneficiare delle opportunità offerte dal progresso scientifico e tecnologico – ha detto Luca De Carlo -. Per aumentare la produzione nazionale e rafforzare la competitività delle imprese è fondamentale mettere a disposizione degli agricoltori strumenti capaci di migliorare le rese e affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici. In questo percorso, le TEA possono offrire un contributo importante, favorendo lo sviluppo di colture più resilienti e una produzione agricola più efficiente e sostenibile”.

Maria Nocco ha sottolineato: “La competitività della nostra zootecnia e delle eccellenze agroalimentari italiane passa anche dalla disponibilità di mais di qualità, sicuro e tracciabile. Per gli allevatori, poter contare su approvvigionamenti costanti è fondamentale per programmare le attività e affrontare con maggiore stabilità le incertezze dei mercati internazionali. Rafforzare la maiscoltura italiana è dunque una priorità strategica per l’intera filiera agroalimentare, a partire dalle produzioni DOP e IGP che rappresentano un patrimonio di eccellenza del nostro Paese. Occorre sostenere l’innovazione, migliorare l’efficienza produttiva e promuovere accordi di filiera capaci di garantire un’equa remunerazione ai maiscoltori e maggiori certezze agli allevatori. Una produzione nazionale più solida e competitiva può contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla sostenibilità economica delle imprese e alla valorizzazione del nostro Made in Italy agroalimentare”.

Per Cesare Soldi, Presidente Associazione Maiscoltori Italiani: “La difficile annata del mais, sia sul piano quantitativo che qualitativo, si inserisce in una crisi strutturale che da anni penalizza il settore, tra rese stagnanti, costi produttivi crescenti e una competitività sempre più debole rispetto ai principali Paesi produttori. Il rischio è un’ulteriore riduzione delle superfici coltivate e una maggiore dipendenza dalle importazioni, con conseguenze per le eccellenze agroalimentari nazionali. Per invertire questa tendenza servono interventi concreti, a partire dall’introduzione di un aiuto accoppiato al mais nella prossima PAC, dal rafforzamento dei contratti di filiera pluriennali e l’introduzione di quelli dedicati al mais destinato alle produzioni DOP. È inoltre fondamentale accelerare sull’innovazione, dal miglioramento agronomico alle TEA, semplificando le procedure affinché queste opportunità possano arrivare quanto prima nei campi”.

Massimo Zanin ha evidenziato: “Il mais non è soltanto una materia prima agricola, ma un elemento strategico e insostituibile per l’alimentazione del bestiame e per la competitività dell’intera filiera zootecnica italiana. Dalla sua disponibilità dipendono gli allevamenti e molte delle nostre produzioni agroalimentari di eccellenza, a partire dai formaggi e dai salumi DOP e IGP, che rappresentano un patrimonio economico e produttivo del Made in Italy. Il progressivo ridimensionamento della maiscoltura nazionale e la crescente dipendenza dalle importazioni costituiscono quindi una criticità che non possiamo sottovalutare. È necessario restituire fiducia agli agricoltori e convenienza economica alla coltivazione del mais, attraverso adeguate politiche di sostegno, investimenti e innovazione. Difendere la produzione nazionale di mais significa difendere il futuro della nostra zootecnia e il valore delle eccellenze agroalimentari italiane”.

Mentre Nicola Cesare Baldrighi ha detto che: “Il mais italiano riveste un ruolo imprescindibile per le filiere agroalimentari a denominazione d’origine, in particolare per le produzioni lattiero-casearie e della salumeria DOP e IGP. Le crescenti difficoltà della maiscoltura nazionale rappresentano una criticità per queste filiere, che hanno bisogno di materie prime di qualità e di approvvigionamenti adeguati a garantire la sostenibilità economica delle produzioni e il rispetto dei disciplinari. È quindi fondamentale creare le condizioni per sostenere l’attività e la redditività dei maiscoltori, assicurando una disponibilità di mais nazionale sufficiente, sicuro e di qualità. Rafforzare questa coltura significa tutelare non soltanto il comparto agricolo, ma anche il futuro delle nostre eccellenze agroalimentari”.

Redazione Agenfood

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Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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