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Non c’è niente da mangiare». Eppure il frigorifero è pieno

(Agen Food) – Roma 08 nov. – di Laura Caldara – Compriamo, accumuliamo, dimentichiamo e intanto una parte della nostra spesa finisce nella spazzatura. Succede più spesso di quanto pensiamo, un gesto che sta diventando sempre più inconsapevole. Apriamo il frigorifero, lo osserviamo per qualche secondo e pronunciamo la solita frase: «Non c’è niente da mangiare». Eppure qualcosa c’è: un’insalata comprata con le migliori intenzioni, uno yogurt dimenticato, un pezzo di formaggio nascosto dietro una pentola, ma siamo stanchi, non abbiamo voglia di cucinare e magari finiamo per ordinare una pizza. Il frigorifero si richiude e, quello che c’è dentro continua ad aspettare fino a quando, qualche giorno dopo, una parte della spesa finisce nella spazzatura.

Ma perché compriamo più di quanto riusciamo a mangiare?Forse perché avere il frigorifero pieno ci rassicura ci fa sentire organizzati, pronti a qualsiasi evenienza.Entriamo al supermercato per quattro cose e usciamo con due buste. C’era un’offerta, una confezione conveniente, qualcosa che «potrebbe servire».Poi la settimana cambia: una cena fuori programma, il lavoro che si prolunga, la voglia di mangiare altro e, quel cibo resta lì.Non sempre sprechiamo per disinteresse. A volte compriamo pensando di fare la cosa giusta.

Secondo il Food Waste Index Report 2024 delle Nazioni Unite, nel 2022 sono stati generati nel mondo circa 1,05 miliardi di tonnellate di rifiuti alimentari tra abitazioni, ristorazione e vendita al dettaglio. Il 60% proveniva dalle case. Il dato comprende anche parti non commestibili, ma resta impressionante.

Quando pensiamo allo spreco immaginiamo supermercati e ristoranti, raramente il nostro frigorifero. Eppure tutto comincia anche da lì: una fetta di pane, due pomodori, un avanzo dimenticato. Piccole quantità che, sommate, diventano enormi.

C’è poi un’altra abitudine che merita attenzione: buttare qualcosa soltanto perché abbiamo letto una data sulla confezione: «da consumarsi entro» e «da consumarsi preferibilmente entro» non significano la stessa cosa. La prima indica una scadenza legata alla sicurezza alimentare e va rispettata. La seconda riguarda principalmente la qualità: oltre quella data, se conservato correttamente, il prodotto può essere ancora consumabile.

Lo spiega anche la Commissione europea nelle indicazioni sulla prevenzione dello spreco alimentare.

Da una parte campagne contro lo spreco, dall’altra offerte, promozioni, confezioni famiglia e sconti sulle quantità e noi, comprensibilmente, cerchiamo di risparmiare. Ma un prodotto comprato a metà prezzo non è un affare se finisce nella spazzatura. Non serve sentirsi in colpa per una zucchina dimenticata o trasformare ogni pasto in un esercizio di organizzazione.

A volte basta fermarsi un momento prima di fare la spesa, guardare cosa abbiamo già, comprare quello che realisticamente mangeremo, recuperare un avanzo prima di preparare qualcosa di nuovo. Piccoli gesti che possono fare la differenza, perché quando buttiamo un alimento non perdiamo soltanto denaro, sprechiamo anche acqua, energia, tempo e il lavoro di chi lo ha prodotto.

Forse abbiamo associato troppo a lungo un frigorifero pieno all’idea di stare bene ma, un frigorifero pieno non significa necessariamente una cucina che funziona.

E magari la prossima volta che diremo «Non c’è niente da mangiare», varrà la pena guardare meglio. Perché forse il problema non è quanto cibo compriamo, ma quanto poco ci accorgiamo di averlo già.

E allora una domanda rimane: riempiamo il frigorifero perché abbiamo davvero bisogno di tutto quel cibo oppure perché, in fondo, avere tanto ci fa sentire più tranquilli?

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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