Ercole Olivario 2027, aperte le iscrizioni al concorso che valorizza le eccellenze olearie nazionali
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(Agen Food) – Milano, 02 lug. — Cosa accomuna i maestri delle cattedrali medievali e gli artigiani dell’eccellenza gastronomica italiana? La ricerca della perfezione, il rispetto del tempo, la capacità di trasformare la materia in esperienza. Un legame profondo tra arte e cibo che definisce la filosofia di Maletti 1867: due mondi solo apparentemente distanti, ma accomunati dalla stessa idea di armonia, bellezza e sapienza artigianale. È questa la visione al centro di “Geometrie del Gusto”, l’evento con cui Maletti 1867, impresa familiare con oltre 150 anni di storia nel settore agroalimentare italiano, ha presentato negli spazi di Eataly Milano Smeraldo il nuovo percorso identitario, in una serata dedicata all’incontro tra cultura artistica e tradizione gastronomica italiana.
Fulcro dell’incontro, l’intervento del Prof. Claudio Corrado, critico e storico dell’arte, che ha attraversato storia medievale, filosofia estetica e cultura gastronomica per raccontare una visione precisa: la perfezione artigianale segue da sempre le stesse regole, sia che si scolpisca la pietra di una cattedrale sia che si lavori una materia destinata alla tavola. Un parallelismo che trova nella storia di Maletti 1867 una naturale continuità. Fondata nel modenese nel cuore del distretto dei salumi come bottega specializzata nella lavorazione delle carni, l’azienda oggi hub di eccellenza per la selezione e distribuzione di specialità italiane di alta qualità, ha attraversato oltre un secolo e mezzo di cultura gastronomica italiana.
“Geometrie del Gusto” ha raccontato l’evoluzione di questa identità attraverso un nuovo linguaggio visivo ispirato al rosone del Duomo di Modena, simbolo di armonia, continuità e luce, oggi reinterpretato come metafora della filosofia aziendale. Non solo un logo, ma un manifesto culturale: il cerchio richiama la tavola come luogo di condivisione, i raggi evocano la diffusione dell’eccellenza italiana nel mondo e il concetto di rete. Anche i colori assumono una funzione narrativa: ogni tonalità identifica un universo gastronomico differente e complementare.
“Come il rosone del Duomo di Modena partendo dal medioevo si è evoluto nel tempo, anche la nostra tradizione gastronomica deve sapersi rinnovare senza perdere identità e ricchezza culturale” racconta Sabina Villani, imprenditrice e direttore commerciale di Maletti 1867. “Abbiamo una duplice visione di lungo termine: da un lato gestire il cambiamento preservando la qualità delle imprese artigiane e il buon gusto delle famiglie italiane; dall’altro difendere un modello d’impresa, come il nostro, fondato sulla rete di persone e le relazioni umane, sulla fiducia e sulla conoscenza diretta dei territori e dei produttori”.
Una riflessione più ampia sul valore contemporaneo dell’artigianalità italiana, evoluzione coerente di un patrimonio culturale costruito nel tempo attraverso botteghe, competenze e gesti tramandati. Al centro il concetto di “sapienza”, nel suo significato più profondo: un sapere che nasce dall’esperienza, dal gusto, dalla conoscenza concreta della materia prima. Un principio che ha unito arte, spiritualità e grande gastronomia italiana.
In questa prospettiva, la gastronomia smette di essere semplice consumo per tornare a essere linguaggio culturale: un gesto quotidiano che parla di territori, memoria collettiva, identità e tradizioni artigianali.
“La grande arte italiana e la grande tradizione gastronomica condividono la stessa origine: il culto della precisione, della pazienza e dell’eccellenza. Come nelle botteghe rinascimentali del Verrocchio o nei laboratori dei mosaicisti ravennati, anche nel 1867, a Casinalbo, i fratelli Maletti, producendo carni e salami e salsicce, zamponi straordinari, trasformavano il gesto artigiano in una forma di cultura che oggi ancora vive nella capacità dell’azienda di selezionare i migliori produttori artigiani nei nostri territori” osserva Claudio Corrado. “È così che cresce il nostro Paese: attraverso il sapere tramandato dalle mani, prima ancora che dalle parole”.
La serata si è conclusa con una degustazione delle specialità Maletti 1867.
