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Ue, per gli agricoltori sì a deroga su terreni incolti nel 2024

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(Agen Food) – Bruxelles, 13 feb. – La Commissione ha adottato un regolamento che concede agli agricoltori europei una parziale esenzione dalla regola della condizionalità sui terreni incolti. “Questo regolamento fa seguito alla proposta della Commissione presentata il 31 gennaio e alle discussioni con gli Stati membri durante le riunioni del comitato”, spiega l’esecutivo Ue in una nota. Il regolamento entrerà in vigore domani e si applicherà retroattivamente dal primo gennaio per un anno, ovvero fino al 31 dicembre 2024. “L’esenzione parziale accoglie diverse richieste di maggiore flessibilità, come richiesto dagli Stati membri, per rispondere meglio alle sfide che gli agricoltori dell’Ue devono affrontare”, si legge nella nota della Commissione europea. “Invece di tenere i terreni a maggese o di mantenere elementi improduttivi sul 4 per cento dei loro seminativi, gli agricoltori dell’Ue che coltivano colture fissanti l’azoto e/o colture intercalari senza prodotti fitosanitari sul 4 per cento dei loro seminativi, saranno considerati conformi al cosiddetto requisito Gaec 8. Gli agricoltori che decidono di farlo, tuttavia, possono comunque continuare a soddisfare il requisito lasciando i terreni incolti o con caratteristiche non produttive”, spiegano ancora da Bruxelles. Gli Stati membri che desiderano applicare la deroga a livello nazionale dovranno comunicarlo alla Commissione entro 15 giorni dall’entrata in vigore del regolamento, in modo che gli agricoltori possano esserne informati al più presto.

Critico di fronte alla decisione il sottosegretario all’Agricoltura, sovranità alimentare e foreste, Luigi D’Eramo: “L’ufficializzazione della deroga per il 2024 all’obbligo di mantenere parte dei terreni agricoli incolti o improduttivi decisa dalla Commissione Ue è una risposta solo parziale e resta soggetta a numerosi vincoli” ha affermato, aggiungendo: “Procedere per deroghe non può essere la soluzione. Al settore servono certezze. Quella di oggi è un’altra dimostrazione dell’inadeguatezza e dei limiti dell’impianto di questa Politica agricola comune che, come denunciamo da tempo, andrebbe ripensata. Con il voto di giugno ci potrà essere un cambio di passo per rimediare agli errori fatti da Timmermans e gli altri fanatici del green ideologico”.

Soddisfazione è stata invece espressa da Raffaele Nevi, vicepresidente vicario dei deputati di FI e responsabile del dipartimento Agricoltura del partito, che ha parlato di “un’altra vittoria del governo e di Forza Italia”. “Finalmente – ha aggiunto il parlamentare -, la commissione ascolta le istanze legittime della categoria e di chi, come Forza Italia, si è sempre battuta per ottenere questo risultato. Cominciare a ragionare in termini di maggiore flessibilità è la strada giusta, perchè significa sostenere davvero il tessuto economico dei Paesi Ue, in questo caso le imprese agricole, e dare piena cittadinanza a quell’Europa madre e non matrigna che noi abbiamo in mente”.

Per il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti: “Nonostante i miglioramenti ottenuti rispetto alla proposta iniziale, il provvedimento licenziato dalla Commissione non risponde alle esigenze degli agricoltori italiani”. “La Commissione – ha aggiunto – ha previsto una lista eccessiva di condizioni, che riducono fortemente l’efficacia della misura. Ciò è dimostrato anche dal voto contrario della delegazione italiana. Il nostro obiettivo è quello di eliminare l’obbligo della destinazione non produttiva dei terreni dalla normativa in vigore sulla Pac, ma è necessaria una proposta legislativa della Commissione che sarebbe impossibile approvare prima della conclusione della legislatura europea”.

Redazione Agenfood

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