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Vino: Cantina 366, 3 amici in vigna che volevano lavorare la terra
(Agen Food) – Bairo (TO), 12 ott. –di Massimiliano Cinque – Sui banchi del Politecnico di Torino tra una lezione di Teoria dei segnali e della comunicazione ed una di Circuiti elettronici, 3 studenti del ’66 creano un fortissimo legame di amicizia che, nel corso degli anni, li ha portati dal mesciare al produrre il vino.
Nel territorio di Bairo, al confine con Agliè a 12 km da Ivrea, i tre amici comprano, nel 2013, un’antica cascina con vigneti, chiamandola 366, ed iniziano a lavorare la vigna. Oltre all’amore per il vino e per il territorio, la loro missione aveva anche una spinta sociale di rinnovamento, in quanto tutto il trambusto post morte di Adriano Olivetti, con il conseguente ridimensionamento dell’azienda, aveva portato alla fuga e all’abbandono giovanile.
La zona subalpina del Canavese è la patria dell’Erbaluce, uva bianca autoctona piemontese estremamente duttile che spazia dalla dolcezza ad una spiccata acidità – leggenda vuole che la vigna sia nata dalle lacrime della ninfa Albaluce – dove la si può utilizzare per spumanti, vini fermi e passiti.
Nel 2014, solo dopo un anno dall’acquisto, effettuano la prima vendemmia di Erbaluce, producendo solamente 1500 bottiglie della DOC Erbaluce di Caluso. La crescita è esponenziale negli anni, prima nel 2018 ristrutturano la cascina poi nel 2020 ampliano la società con l’ingresso di 2 nuovi soci – ma non dell’anno ’66.
Affidano la gestione della vigna e della cantina alle sapienti mani dell’enologo Maurizio Forgia che, seguendo le idee dei 3 amici, utilizza esclusivamente lieviti autoctoni per la fermentazione alcolica.
Oltre all’Erbaluce vengono coltivate nella Cantina 366 vitigni come Nebbiolo e Barbera.
Il filo conduttore tra i vini è il nome scelto, ovvero Scelte di Vita. Un richiamo alla loro esperienze che dai calcoli ingegneristici li ha portati a svolgere, contemporaneamente, il compito di agricoltori. Filo conduttore che si manifesta nell’etichetta dei vini, un grappolo stilizzato che rappresenta le linee della vita chiromantici.

Lo spumante Erbaluce di Caluso DOCG è un 100% erbaluce che sosta sui lieviti per 24 mesi. Si presenta di coloro giallo paglierino molto luminoso con leggeri riflessi verdolini, accompagnato da un perlage fino e continuo. Al naso fuoriescono tutti i sentori tipici dell’Erbaluce, note floreali di Acacia, di cedro e agrumate, ma anche note di panetteria. Freschezza che dal naso si ritrova anche in bocca, con una piacevole sapidità e una interessante acidità. Persistenza medio lunga.
Durante la chiacchierata con Mauro – uno dei 3 amici – ci siamo soffermati sul discorso del cambiamento climatico e come lo vivono in vigna. Se da una parte vi sono aspetti negativi che occorrerà affrontare con autorità competenti e l’intero comparto agricolo, dall’altra vi sono aspetti stravaganti con concezione positiva. Il negativo, senza dubbio, è la carenza di piogge ed acqua. Il territorio del Canavese è di natura morenica, con riserve di acqua nel sottosuolo estremamente abbondanti.
La carenza di piogge fa sì che la vigna – attraverso le radici – arrivi sempre più in profondità alla ricerca di acqua, con conseguente inspessimento della vite e delle bucce degli acini. Inspessimento che si ripercuote sulla qualità organolettica del vino. Invece un esempio stravagante del cambiamento climatico è avvenuto qualche anno fa quando una forte grandinata aveva spappolato buona parte dei grappoli e ne aveva ghiacciato un’altra parte. Pensavano che tutto il raccolto ormai fosse perso, la natura, però, ha sempre in serbo sorprese: le api, trovando nettare di ottima qualità e in grande abbondanza, hanno mangiato tutta la parte spappolata. Conclusione della storia è che il raccolto è stato la metà, ma la qualità del vino è stata eccezionale. Pertanto se trovate in giro bottiglie – le poche delle 1200 – di Erbaluce annata 2015 prendetela immediatamente.
Quello che bevevo durante il racconto di Mauro era l’annata 2022. Giallo paglierino luminoso e brillante. Note di pesca bianca, pompelmo e fiori che ricordano il glicine. In bocca l’acidità è predominante, con leggera sapidità e dove le note agrumate si percepiscono nettamente. Minerale di lunga persistenza.
Il Canavese Barbera DOC è il rosso d’entrée della Cantina 366. Svolge fermentazione malolattica in vasche d’acciaio e 1/3 delle vinacce rimane in fermentazione per pochi giorni, tali da conferire al vino quel piacevole sentore erbaceo ed una caratteristica tannicità. Rosso rubino vivace che al naso riporta frutta rossa fresca come ciliegia e lampone, in retronasale si percepiscono lievi note speziate. Buona sapidità e, come detto, invitante tannicità. Buon corpo e buona persistenza.

Potremmo usare una frase tipica della zona per racchiudere la bontà dei vini della Cantina 366: “Lo moderato usaggio donerà vieppiù sana consolazione et buonumore. Pigliato avanti e dopo ‘l pasto et etiam a tute ore de la giornata”, ovvero lo spot de il fu Dom Bairo.
