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DBE – De Bartoli Etna una sigla che racchiude un mondo di…vino

(Agen Food) – Roma 08 apr.- di Massimiliano Cinque – Da meno di due anni, sugli scaffali delle enoteche più attente e delle vinerie più curiose d’Italia, hanno fatto la loro comparsa bottiglie dall’etichetta scarna, quasi timida: una grafica essenziale, pulita, quasi a voler sviare lo sguardo anziché attrarlo. Tre lettere appena – DBE – e un enigma sotteso. Che significheranno mai? Quale mistero si cela dietro quell’acronimo asciutto e silenzioso?

Le risposte, lo so, sono già nel titolo di questo articolo. Ma provate a immaginare di entrare per caso in una vineria, con la mente sgombra e il palato curioso, e trovarvi davanti questo rebus. Poi sentire il nome pronunciato con naturalezza, come fosse la cosa più ovvia del mondo: De Bartoli Etna.

Ed è lì che tutto si illumina.

Si apre un mondo, una storia, una memoria siciliana profonda come la terra e viva come il vento. De Bartoli: nome che, per chi ama il vino, è già racconto. Marco, il padre: pioniere, irregolare, testardo innovatore. E ora i figli, custodi appassionati e coerenti, che tracciano nuove strade seguendo fedelmente le sue orme.

Dopo Marsala, dopo Pantelleria – vini identitari, archetipi coraggiosi – arriva l’Etna.

L’idea alla base è semplice e insieme ambiziosa: creare un grande rosso siciliano. E dove, se non lì? Sulle pendici dell’Etna, “a Muntagna”, come la chiamano i locali, madre e signora della Trinacria. La famiglia De Bartoli ha scelto il versante nord, più fresco e minerale, acquistando inizialmente due ettari. Poi, anno dopo anno, con la pazienza di chi sa aspettare la vite e il tempo, sono saliti a quattro. Il progetto è giovane – la prima vendemmia è del 2021 – ma le vigne, loro no. Le piante affondano le radici nel secolo scorso, alcune risalgono agli anni Quaranta. E lo si sente. Nel calice, l’eco di un passato mai sopito, che torna a parlare con voce nuova.

Quattro declinazioni del Nerello Mascalese, uva nobile e scura, anima irrequieta e fiera del vulcano. Un metodo classico, un rosato, due rossi. E poi, quasi a bilanciare tanta profondità lavica, un bianco: un incontro sapiente tra Carricante e Catarratto, figli della luce e del sale.

Il DBE – Tenuta Solisciaro Spumante Metodo Classico di Nerello Dosaggio Zero è un Blanc de Noirs di rara eleganza. Diciotto mesi sui lieviti, come si fa nei luoghi dove il tempo ha ancora un senso. Dentro al calice c’è tutta l’anima minerale dell’Etna, con quei profumi che sanno di pietra focaia, di grafite sfiorata, di cenere che ha conosciuto il vento. Un vino che non esplode, ma avvolge. Come i cerchi di fumo che, leggeri e precisi, salgono dall’Etna nei giorni di calma apparente. Dopo una pressatura soffice, riposa sei mesi in acciaio: rigore e nitidezza.

Il rosato, poi, è un atto di coraggio e di fedeltà. Nessuna concessione al pallore provenzale, alle trasparenze di moda. Qui si torna alle radici, ai vini del Sud di una volta: colorati, intensi, con un’anima. Nerello Mascalese in purezza, 48 ore di macerazione, 6 mesi in acciaio. Al naso, frutta rossa e tocchi salmastri. Al palato, un sorso fresco, vibrante, che scorre come un’acqua viva sulla pietra calda.

A 700 metri d’altitudine, nella parte più austera e generosa dell’Etna, la vigna regala i grappoli per il DBE Etna Rosso DOC. Vinificazione spontanea, fermentazione con lieviti indigeni, affinamento di un anno in botti di rovere di secondo passaggio. Il risultato? Un vino profondo, di bella complessità, con un tannino cesellato che accompagna la beva come una mano esperta accompagna un gesto antico.

E infine, il cru. Il cuore. Il luogo dell’anima.

Nella Contrada Rampante, un piccolo fazzoletto di terra all’interno della Tenuta Solisciaro, i vecchi alberelli donano uve che parlano un dialetto nobile e inconfondibile. Da qui nasce la riserva: un vino che è identità pura. Profondo, affascinante, aristocratico ma mai distaccato. Affinato in botti di castagno – legno della tradizione etnea – possiede una doppia anima, come certi personaggi dei romanzi: una che si offre, l’altra che si lascia scoprire solo con il tempo. Bottiglie poche, pochissime. Ma sufficienti a dire che, sì, anche oggi esistono gioielli per chi sa ascoltare.

E allora, lunga vita ai De Bartoli. Mastri del vino e della memoria. Perché se il vino è racconto, loro sono narratori eccelsi di una Sicilia che, ogni volta, riesce ancora a commuovere.

Redazione Agenfood

Redazione Agenfood

Agen Food è la nuova agenzia di stampa, formata da professionisti nel campo dell’informazione e della comunicazione, incentrata esclusivamente su temi relativi al food, all’industria agroalimentare e al suo indotto, all’enogastronomia e al connesso mondo del turismo.

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