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La Punta Expendio de Agave: il bancone di Trastevere dove conoscere il vero Messico
(Agen Food) – Roma, 08 giu. – di Gisella Salvati – Per molti, il tequila è ancora uno shot veloce, accompagnato da sale e limone. Il mezcal, invece, continua a essere identificato come il distillato con il verme, legato a racconti che oscillano tra il folklore e la leggenda.
Basta però sedersi al bancone de La Punta Expendio de Agave, nel cuore di Trastevere, per capire che dietro ogni bottiglia esiste un mondo molto più complesso fatto di territorio, biodiversità, tradizioni agricole e tempi di attesa.
Più che un cocktail bar o un ristorante messicano, La Punta è un luogo dedicato alla cultura dell’agave. Un progetto nato dall’esperienza di Roberto Artusio, Cristian Bugiada e Claudio Sblano, costruito attraverso anni di viaggi in Messico, incontri con piccoli produttori e studio delle tecniche tradizionali di coltivazione e distillazione.
Qui, ogni bottiglia racconta una storia e, quella de La Punta Expendio de Agave nasce proprio da una di quelle etichette esposte dietro al bancone. A raccontarla è Cristian Bugiada.
Da Roma al Messico, un viaggio legato a un’etichetta: Los Siete Misterios

Per Cristian tutto inizia quasi per caso. La scintilla, infatti, non scatta da un viaggio né da un produttore incontrato sul campo ma da un racconto. Quello di un amico appena rientrato da Parigi dopo aver partecipato a un bar show: lo raggiunge a Freni e Frizioni, il cocktail bar dove lavorava Cristian, e gli mostra alcune fotografie scattate all’evento. Tra le bottiglie immortalate, un’etichetta in particolare attira la sua attenzione: il mezcal di Los Siete Misterios.
“Cos’è questa roba?”, chiede.
Poco tempo dopo, un’amica, presente a quella conversazione, riesce a trovare a Londra quella bottiglia e la regala a Cristian: è il suo primo incontro diretto con il mezcal.
“Apro, annuso, assaggio e mi esplode il cervello. Aveva un sapore completamente diverso da tutto quello che avevo provato fino a quel momento”. Poi aggiunge: “Il mezcal mi stava chiamando. In Messico si dice che non sei tu a trovare il mezcal, è il mezcal che trova te”.
L’impatto è immediato. Non rimane un episodio isolato. Quella bottiglia diventa un riferimento, quasi un segno.
“Quell’etichetta mi piaceva così tanto che me la sono tatuata”, aggiunge.
Da quel momento in poi, la curiosità si evolve in un viaggio. Poco tempo dopo, Cristian parte per il Messico insieme a Roberto e, una volta arrivati in aeroporto, prendono un taxi e scoprono che alla guida c’è il proprietario dell’azienda di Los Siete Misterios.
Il percorso inizia così a prendere forma, come se seguisse una direzione già tracciata, in una ricerca continua tra distillati, territori e produttori artigianali. Un viaggio nato da una bottiglia che diventa un progetto: la nascita de La Punta Expendio de Agave.
Ambiente e format

Appena si entra nel locale l’impressione è immediata. Pareti ricoperte di opere di artisti messicani, maschere tradizionali, colori accesi, oggetti raccolti durante i viaggi. L’ambiente richiama più una cantina messicana che un cocktail bar contemporaneo. Nulla è lasciato al caso. Lo spazio diventa parte del racconto.
“Questo è un quartiere dove tutti cercano carbonara, amatriciana e cacio e pepe”, racconta Bugiada. “All’inizio non è stato facile, i clienti entravano qui per ordinare uno spritz o un gin tonic. Poi hanno iniziato ad ascoltare le nostre storie, a conoscere il mezcal e a innamorarsi di questo posto”.
Oggi, La Punta Expendio de Agave è un punto di riferimento culturale dedicato all’agave, oltre che uno spazio di incontro e formazione informale, dove la cucina e il bere si trasformano in un’esperienza consapevole profondamente legata alla tradizione messicana.
Una degustazione per imparare
La serata di degustazione diventa così un percorso di scoperta. Più che limitarsi ad assaggiare, si viene accompagnati nella comprensione di ciò che si ha nel bicchiere e nel piatto. Dai cocktail più conosciuti fino ai distillati serviti lisci, passando per nachos, sope, tlavuda e taco: un approccio efficace per un pubblico che spesso arriva con una conoscenza limitata dei distillati e della cucina messicana.
La cucina di Daniel Diaz

La cucina è affidata a Daniel Díaz, arrivato a La Punta lo scorso dicembre. Chef messicano, ha impostato la preparazione dei piatti su un principio chiaro: rispetto della tradizione e fedeltà ai prodotti. Con una sola eccezione: quando alcuni ingredienti non sono disponibili in Italia, interviene la creatività, senza forzature.
L’ingrediente sempre presente è il mais: tutti i piatti partono da lì. E ogni piatto viene pensato in abbinamento ai cocktail e ai distillati della casa.
La cucina non cerca l’effetto scenico. Le presentazioni sono essenziali, pulite. Nessuna costruzione gourmet: una scelta coerente con lo spirito del locale.
Il lavoro di Díaz ha segnato una svolta nel progetto: in questo anno ha contribuito a definire con più precisione l’identità gastronomica de La Punta, portando a Roma una cucina messicana letta in chiave diretta e conviviale.
Alcuni piatti assaggiati con abbinamento del cocktail:
Nachos: tortillas fritte accompagnate da guacamole e salsa piccante di pomodoro e peperoncino. Cocktail in abbinamento: El Grito, realizzato con G4 Tequila Blanco, Herencia Mezcal, salvia, lime e sciroppo di agave.

Sope de Cochinita: barchetta di mais fritta con salsa di fagioli neri e maiale alla cochinita pibil, servita con cipolla marinata coriandolo e salsa al peperoncino habanero. Cocktail in abbinamento: El Grito, realizzato con G4 Tequila Blanco, Herencia Mezcal, salvia, lime e sciroppo di agave.

Quesadilla ripiena di formaggio fuso con chorizo (macinato di maiale speziato), panna acida e salsa rossa. Cocktail in abbinamento: Espana, realizzato con Cascahuin Blanco Tequila, Fino Sherry, banana e lime.
Quesadilla con funghi champignon, cipolla, panna acida e formaggio fuso. Cocktail in abbinamento: Argentina, fatto con la Herencia de Sanches Mezcal, chimichurri, anans, lime e agavesito

Taco de carnitas: tortilla di mais con stracotto di collo e spalla di maiale servita con salsa verde e rossa, cipolla e coriandolo. Cocktail in abbinamento: Marruoecos, realizzato con Tequileno Blanco tequila, spezie marocchine, menta, lime e agavesito.

Tlavuda: grande tortilla di mais, semi croccanti ripiena di fagioli neri, lattuga, pomodori, avocado, cipolla e mozzarella. Cocktail in abbinamento: Venezuela, realizzato con la Herencia de Sanchez Mezcal, bitter fusetti, vermouth rosso, mango e tamarindo.

Cinque curiosità e tradizioni del Messico che porto a casa

- L’agave non è un cactus: per la distillazione viene utilizzato il cuore della pianta e non le foglie.
- In molte comunità la fase della distillazione è affidata alle donne, custodi dell’esperienza necessaria per decidere tagli e tempi.
- Prima di bere è tradizione versare qualche goccia di mezcal a terra: si restituisce alla madre terra e ai defunti.
- In Messico un bicchiere di mezcal viene spesso accompagnato da frutta fresca, cetrioli e sale per contrastarne l’effetto disidratante.
- La base di mais utilizzata in molte ricette messicane assume nomi diversi a seconda della dimensione e del grado di cottura: la tortilla è morbida e di medie dimensioni; con una cottura più lunga si ottiene la tlayuda, più grande e spessa; cuocendola ulteriormente si realizza la tostada, con una consistenza croccante e rigida.
Oltre il bicchiere

La vera forza de La Punta non risiede soltanto nella qualità dei cocktail o nella ricchezza della selezione dei distillati, ma nella capacità di trasformare un prodotto spesso frainteso in un racconto. In un periodo in cui il termine “esperienza” viene utilizzato con eccessiva leggerezza, qui assume un significato concreto: si esce con qualche nozione in più, con nuovi riferimenti gustativi e con una diversa percezione di ciò che può essere un distillato.
La Punta Expendio de Agave è stata inaugurata il 15 settembre, data molto cara ai messicani: tra la notte del 15 e 16 settembre ricorre, infatti, il Grito de Dolores, l’episodio che diede inizio alla guerra di Indipendenza del Messico. Una coincidenza che oggi sembra quasi un segno del destino.
Quest’anno il locale festeggerà dieci anni di attività. Il progetto iniziale è cresciuto e si è allargato: dalla distribuzione di distillati difficili da reperire in Italia, ai corsi di formazione, all’importazione di sciroppo d’agave biologico e da quest’anno anche con la cucina dello chef messicano Daniel Diaz. Una crescita costante che lascia già intravedere nuovi sviluppi, da seguire da vicino.
