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IULM Food Academy, la Presidente Cerea: “Comunicazione e Alta formazione indispensabili in un settore con enormi opportunità”
(Agen Food) – Milano, 23 giu. – di Olga Iembo – Il cibo rappresenta oggi un elemento trasversale che integra salute pubblica, sostenibilità, innovazione e sviluppo economico. Secondo recenti analisi di Coldiretti e Teha, nel 2024 la filiera agroalimentare italiana ha superato i 707 miliardi di euro di valore complessivo, confermandosi come uno dei principali asset strategici del Paese, con un impatto rilevante in termini occupazionali, produttivi e di competitività internazionale. La centralità strategica del settore food trova conferma non solo nei dati economici del comparto agroalimentare italiano ma anche nelle evidenze scientifiche, che riconoscono all’alimentazione un ruolo determinante nella prevenzione delle principali patologie cronico-degenerative e nella promozione della longevità in salute.
In uno scenario così articolato, assume un ruolo fondamentale anche la corretta divulgazione scientifica e nutrizionale, essenziale per tradurre dati complessi in informazioni chiare, autorevoli e accessibili, capaci di orientare in modo consapevole le scelte alimentari dei consumatori e contrastare disinformazione e falsi miti. Per questo, la formazione di competenze interdisciplinari capaci di connettere cultura alimentare, nutrizione, comunicazione, ospitalità e Consumer Insight diventa sempre più centrale per rispondere in modo efficace alle nuove esigenze di salute pubblica, consumo e mercato.
E’ proprio questa l’idea in base alla quale è nata IULM Food Academy, l’Accademia dell’Università IULM dedicata alla promozione della cultura alimentare, della divulgazione e della consapevolezza nutrizionale. Attraverso un modello che integra formazione, ricerca, benessere e impatto sociale, l’Ateneo si configura come un hub di riferimento per la Food Communication, il Consumer Insight e l’educazione alimentare, con un approccio che si traduce in un’offerta formativa consolidata, nella collaborazione con il sistema imprese e territorio e nello sviluppo di attività aperte alla cittadinanza, in linea con la Terza Missione dell’Ateneo.
Da fine maggio IULM Food Academy, che si avvale della Direzione scientifica del professor Nicola Sorrentino, ha quale sua Presidente Rossella Cerea, espressione dell’eccellenza italiana nell’ospitalità e nella ristorazione d’autore della famiglia fondatrice di Da Vittorio. E’ stata proprio la Presidente Cerea a rispondere alle domande di Agen Food.

Presidente, ci parla del ruolo e degli scopi dell’Accademia, a chi si rivolge e come agisce?
“L’intento di IULM Food Academy è aiutare le persone a comprendere quanto il cibo sia importante nella nostra vita quotidiana. Spesso pensiamo al cibo come a un momento di piacere, di convivialità o di tradizione, e certamente lo è. Ma il cibo è anche salute, benessere e consapevolezza. Oggi è fondamentale imparare a conoscere meglio ciò che mangiamo, perché ogni scelta alimentare ha un impatto sulla nostra qualità di vita. IULM Food Academy è nata proprio con questo obiettivo: creare occasioni di incontro, formazione e confronto tra mondi diversi, dalla gastronomia alla nutrizione, dalla ricerca alla comunicazione, per contribuire a diffondere una cultura del cibo più consapevole e moderna”.
Quale sarà il suo approccio rispetto agli obiettivi dell’Accademia?
“Affronto questo incarico con grande entusiasmo e senso di responsabilità. Per me si tratta di una nuova avventura, con persone molto giovani, ricercatori e professionisti con competenze diverse, e con un grande professore come Nicola Sorrentino, il Direttore Scientifico dell’Accademia. Sono sempre stata stimolata dalle nuove sfide e credo che oggi sia importante aiutare le persone a comprendere il legame profondo tra alimentazione e salute. Conoscere gli alimenti, sapere da dove arrivano e capire come influenzano il nostro benessere è un tema sempre più centrale. Mi piacerebbe che IULM Food Academy diventasse un luogo capace di avvicinare il mondo della ricerca alla vita quotidiana delle persone”.
Come sta cambiando la formazione nel settore del food?
“Sono stati fatti passi avanti perché prima il cibo veniva visto solo come momento di convivialità e appagamento, ora invece è molto di più: è concepito come prevenzione e salute. Ma indubbiamente c’è ancora molto da fare, da scoprire e studiare. Prima la formazione era basata prevalentemente su come saper cucinare e comporre una buona ricetta; adesso è anche riconoscere gli ingredienti migliori e come saperli utilizzare per trarre i maggiori benefici. Negli ultimi anni il settore è cambiato moltissimo: in passato si parlava soprattutto di cucina, di ricette e di tecnica. Oggi tutto questo rimane importante, ma non basta più. C’è una maggiore attenzione agli ingredienti, alla loro qualità, alla sostenibilità, agli aspetti nutrizionali e al rapporto tra alimentazione e salute. Questo significa che la formazione deve diventare sempre più completa e interdisciplinare. Abbiamo fatto grandi passi avanti, ma c’è ancora molto da studiare e da approfondire. Il mondo del cibo evolve continuamente e richiede professionisti preparati, curiosi e capaci di aggiornarsi”.
Qual è il rapporto tra cultura alimentare e comunicazione?
“Per me non esiste cultura senza comunicazione. Anche la migliore conoscenza rischia di rimanere sterile se non viene condivisa e raccontata nel modo giusto. La comunicazione è fondamentale per far conoscere e insegnare, altrimenti resta chiusa in se stessa. L’Università IULM in questo è stata visionaria perché ha capito che è importante informare e con la sua expertise può comunicare l’importanza degli argomenti. Credo che IULM abbia avuto una visione molto lungimirante nel comprendere l’importanza di questo aspetto. La comunicazione ha un ruolo fondamentale perché permette di avvicinare le persone a temi che possono sembrare complessi, rendendoli comprensibili e utili nella vita di tutti i giorni. Oggi comunicare bene il valore del cibo, della salute e della sostenibilità è una responsabilità oltre che una grande opportunità”.
Secondo gli ultimi dati TEHA (The European House – Ambrosetti) la filiera agroalimentare italiana ha raggiunto un fatturato complessivo superiore ai 707 miliardi di euro e impiega attualmente 5,8 milioni di lavoratori. Qual è il coinvolgimento di giovani e professionisti in termini di opportunità nell’ambito di food, benessere, hospitality?
“Sicuramente, soprattutto in Italia con il Made in Italy, il coinvolgimento dei giovani è una grande opportunità. Pensiamo anche all’ospitalità italiana per la quale siamo conosciuti e riconosciuti a livello internazionale. Però, nello stesso tempo, c’è ancora tanto su cui lavorare, soprattutto nelle scuole, perché le professioni che hanno a che fare con – come ha detto lei – il food, il benessere, l’hospitality – non devono essere concepite come ripiego, ma anzi come un fiore all’occhiello: il nostro Paese basa molto della sua economia su questi settori. Sono professioni che non devono essere considerate una seconda scelta, ma percorsi di grande valore che richiedono competenza, passione e preparazione. Dobbiamo coinvolgere i giovani in modo diverso, trasmettendo loro l’orgoglio di lavorare in questi settori: il nostro è un lavoro di cultura e formazione. Però noi per primi dobbiamo raccontare meglio quanto possano essere stimolanti, innovativi e ricchi di prospettive. L’Italia ha una straordinaria ricchezza fatta di cultura gastronomica, ospitalità, agricoltura e Made in Italy: sfruttiamo queste basi di partenza, perché le opportunità per i giovani sono davvero molte”.
A suo parere, qual è il ruolo dell’Università in questa filiera?
“L’Università ha un ruolo centrale perché contribuisce a formare persone prima ancora che professionisti. Oggi servono competenze tecniche, ma servono anche capacità di interpretare i cambiamenti, comprendere i nuovi bisogni e avere una visione più ampia del settore. L’Alta formazione può mettere in dialogo ricerca, impresa e società, aiutando i giovani a costruire un percorso consapevole e preparandoli ad affrontare un mondo che cambia molto rapidamente”.
Può raccontare i primi nuovi progetti di IULM Food Academy?
“Stiamo lavorando a diversi progetti che coinvolgono ambiti differenti, dalla formazione alla divulgazione. In questa nuova fase preferiamo concentrarci sul lavoro concreto e dare poi gli annunci al momento opportuno. Crediamo sia importante costruire iniziative solide, che siano in grado di lasciare un segno e di creare valore reale per studenti, professionisti e appassionati. Quando questi progetti saranno pronti, saremo felici di raccontarli, ma oggi preferiamo dedicare tutte le energie per metterli a terra e farli crescere nel modo migliore”.
