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Asolo Montello: il vino tra cultura, salute e identità
(Agen Food) – Asolo (Tv), 16 giu. – Il vino non è solo un prodotto agricolo, né una semplice bevanda: è storia, paesaggio, identità. È cultura vissuta e condivisa. È questo il cuore del messaggio emerso durante il convegno “Il vino come fatto culturale e stile di vita”, svoltosi questa mattina al Teatro Duse di Asolo, per iniziativa della Confraternita Vini Asolo Montello.
Un evento denso di contenuti, che ha messo a confronto istituzioni, accademici, esperti del settore e rappresentanti del mondo enologico, uniti dalla volontà di promuovere un approccio più maturo, consapevole e culturale al vino. Non solo come oggetto di consumo, ma come simbolo che attraversa storia, relazioni sociali, salute e territorio.
“La Confraternita del Vini Asolo Montello – ha dichiarato Franco Dalla Rosa, sindaco di Asolo e Gran Maestro della Confraternita – nasce come luogo di incontro e discussione tra chi ama il vino, la sua origine e la sua tradizione e si impegna nel diffondere una cultura del vino a 360 gradi. Iniziative come questa rientrano proprio in questa missione e servono a rafforzare il legame tra vino, territorio e comunità. Il vino non è solo un prodotto, ma un veicolo di valori, cultura e stile di vita che dobbiamo continuare a promuovere con orgoglio e responsabilità”.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore regionale al Turismo e Agricoltura, Federico Caner, e del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, tra gli interventi più attesi e apprezzati, quello del prof. Carlo Cernetti, cardiologo e direttore delle unità di Cardiologia degli ospedali di Treviso e Castelfranco, che ha affrontato il tema dal punto di vista scientifico e medico. Nel suo intervento ha ribadito che un consumo moderato e contestualizzato all’interno della dieta mediterranea – e comunque sempre durante i pasti – non sia dannoso a livello cardiovascolare.
“L’alcol non va mai consumato da solo. Il vino ha senso se parte di un pasto, di un momento conviviale, di una cultura alimentare sana. Alimentazione che, assieme ad una serie di altri comportamenti, tra cui un po’ di movimento, un sano riposo e tenere sotto controllo alcuni parametri come colesterolo, zucchero nel sangue e pressione arteriosa, concorre a prevenire molte malattie”, ha sottolineato Cernetti.
Nel corso del convegno, il prof. Danilo Gasparini, docente di Storia dell’Alimentazione, ha tracciato un affascinante excursus storico, dimostrando quanto il vino sia un elemento profondamente radicato nella nostra cultura, mentre la scrittrice Ketty Magni ne ha evidenziato la dimensione narrativa e simbolica all’interno della letteratura di ogni tempo.
Il tema della comunicazione è stato centrale: Sandro Sartor, presidente di Ruffino e dell’Associazione Wine in Moderation, ha evidenziato la necessità di un linguaggio nuovo, capace di parlare alle nuove generazioni, trasmettendo valori, emozioni e senso di appartenenza. “Il vino è un racconto che nasce dalla terra e si compie nelle relazioni. È esperienza, non solo etichetta.”
John Barker, direttore generale dell’OIV Parigi e Digione (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), e Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, hanno invece ribadito l’urgenza di armonizzare produzione, salute pubblica e promozione culturale, in un’epoca segnata da sfide globali e cambiamenti profondi nei consumi.
Un altro punto forte è stato il legame tra vino e territorio. Interventi come quelli del prof. LuigiBavaresco e di Sandro Boscaini hanno sottolineato l’importanza di tutelare i paesaggi viticoli, elementi chiave dell’identità del vino italiano, difendendoli da omologazioni e logiche produttive intensive che snaturano il legame con il territorio.
La sostenibilità è stata indicata come chiave strategica per il futuro. Mantenere e valorizzare il paesaggio viticolo non è solo un fatto estetico, ma una scelta identitaria e culturale. Il vino racconta il territorio e custodisce la memoria delle comunità rurali.
Rispetto alla flessione nel consumo di vini pro-capite, Giulio Somma, Direttore del Corriere Vinicolo ha sottolineato come le statistiche vadano interpretate con attenzione: la storia e la cultura del vino possono essere un viatico, una guida, per affrontare anche i momenti più complessi. “Abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio, capace di parlare a chi oggi vive di connessioni e contenuti. I giovani, come tutti i consumatori, cercano esperienze, emozioni, verità. Non vogliono solo sapere se un vino è buono, ma vogliono capire cosa rappresenta, da dove viene, chi lo produce e cosa racconta quel calice. Il futuro non è solo nel prodotto, ma nel mondo che costruisce attorno a sé: paesaggi, persone, emozioni. È lì che dobbiamo tornare a investire”, ha affermato Somma.
Vasco Boatto, Professore Emerito di Economia e Politica Vitivinicola presso l’Università di Padova ha evidenziato la necessità di una collaborazione concreta tra università, ricerca, imprese e istituzioni per affrontare le sfide del settore vitivinicolo. Ha sottolineato che la sostenibilità va intesa in senso ampio – ambientale, economico e culturale – e che serve un approccio proattivo per anticipare le crisi e valorizzare il territorio. La ricerca può fornire soluzioni, ma va integrata nei percorsi imprenditoriali.
Infine, Michele Noal, presidente del Consorzio di Tutela Asolo Montello, ha infine ribadito l’importanza del turismo del vino come strumento per far conoscere i territori, offrendo esperienze autentiche, culturali e relazionali. “Le cantine – ha precisato Noal – devono essere percepite non solo come luoghi di produzione, ma come centri di accoglienza, cultura e narrazione.
In chiusura, Franco Dalla Rosa, sindaco di Asolo e Gran Maestro della Confraternita Vini Asolo Montello, ha ricevuto dal neozelandese John Barker, dall’OIV, un omaggio speciale: una bottiglia di “Cuvèe del Centenario” per festeggiare l’anniversario dell’OIV, Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino.
