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Eolia, i vini cru dell’isola di Salina
(Agen Food) – Roma, 03 sett. di Massimiliano Cinque– Un’immagine netta, rasserenante, di quelle che riconciliano con il mondo, con l’anima, con i pensieri. Il mare al tramonto, la grande palla infuocata del sole che lentamente si tuffa nelle acque cristalline dell’Eoliano. In mano, un calice di vino che sembra catturare e riflettere ogni sfumatura di quell’istante: come un prisma floydiano, rilascia sensazioni, storie e visioni che si rincorrono e si intrecciano.
Salina è diversa da tutte le altre isole. Ha una forma morbida, quasi materna: i due vulcani spenti disegnano le curve del seno di una madre che allatta il proprio bambino. Da quelle colate laviche ormai antiche, dalle sedimentazioni pazienti dei secoli, dall’opera incessante del vento e della brezza marina, è nato un luogo perfetto, quasi predestinato, alla coltivazione della vite
Natascia Santandrea e Luca Caruso, osservando e ammirando le belle realtà vitivinicole delle Eolie, hanno avuto il coraggio di fare un passo oltre: da esperti e attenti bevitori, da amanti del nettare degli dèi, si sono trasformati in vignaioli. E non in vignaioli qualunque, ma in produttori appassionati e consapevoli.
Così è nata Eolia, nel 2020. Tutto ebbe inizio da un piccolo appezzamento a Val di Chiesa: e non serve neppure dirlo, perché su queste isole il vitigno non può che essere lui, l’immortale Malvasia delle Lipari.
Ma ogni storia degna di essere raccontata porta con sé ostacoli, difficoltà, sacrifici. Nulla si conquista senza fatica, abnegazione e passione. A sostenerli in quel primo passo fu Bernardo Ciriciofolo, enologo di mestiere, che con i suoi strumenti semplici – forbici, vasche, utensili – e con il sapere accumulato in anni di vendemmie, mise la sua esperienza al servizio dei due giovani coraggiosi. Così, tra mani inesperte ma entusiaste, ebbe vita la loro prima vendemmia.
Dopo quella prima vendemmia, però, si resero conto di una verità tanto semplice quanto ineludibile: due soli ettari non potevano bastare a sostenere un’azienda vitivinicola. Non bastavano, non in senso economico, non in senso produttivo, non in senso umano. Così iniziarono ad allargare i confini del loro sogno: prima rimanendo tra i filari di Val di Chiesa, poi spingendosi poco oltre, fino alla zona di Malfa.
A Malfa arrivò la prima vera acquisizione: una particella di quasi mezzo ettaro, che per Natascia rimane, ancora oggi, la più bella. Quasi tutta Malvasia, con un piccolo cuore di Corinto Nero. Un luogo carico di significato, perché appartenuto a una donna cara alla famiglia Caruso, e dunque intriso di affetti, di legami, di memoria.
Oggi sono quasi sette gli ettari che possono chiamare “loro”, sparsi soprattutto tra le alture di Val di Chiesa. Percorrendo le stradine di Salina, fiancheggiate da muretti a secco e macchia mediterranea, ci si trova davanti a vigneti che mutano colore e sfumatura a seconda dell’altitudine, dell’esposizione, dello sguardo rivolto al mare. È qui che Natascia e Luca aprono la mappa dell’isola, mostrandoci con orgoglio la posizione di ogni particella, raccontandoci di altitudini e microclimi, di differenze sottili e decisive. Perché ogni vigna è un mondo a sé, un piccolo cru.

Ed è così che si spiegano i loro vini. Pochi, mirati. Tre, anzi quattro.
Eolia V, il grand cru. Malvasia delle Lipari da dieci diverse parcelle, raccolta tra i 250 e i 500 metri, alle pendici dei due monti gemelli: Fossa delle Felci e Porri. Dopo la raccolta, pressatura soffice, fermentazione lenta in acciaio, maturazione sulle fecce per un anno intero con bâtonnage frequenti, e infine altri dodici mesi in bottiglia. Il colore è giallo paglierino, lucente e brillante, con riflessi verdognoli. Al naso è un intreccio elegante: pesca e melone, fiori bianchi e appena un soffio minerale. In bocca ha equilibrio, freschezza, struttura: e quella persistenza che accompagna e convince.
Eolia M, figlio delle vigne di Malfa, quasi sospese sul mare. Novanta per cento Malvasia, completata da Catarratto e Inzolia. La brezza marina porta fresche notti anche d’estate, e quell’escursione termica si ritrova nel bicchiere. Raccolta e pressatura dei grappoli interi, fermentazione in acciaio, maturazione per nove mesi sulle fecce fini, poi cinque mesi di bottiglia. È un vino che si presenta giallo paglierino, con riflessi verdolini discreti ma luminosi. Il profumo è vivace, tra frutti tropicali e macchia mediterranea; il palato è fresco, lineare, lungo.
Rosso CN, il vino della sfida. Corinto Nero in purezza (con un tocco di Nerello Mascalese), che da uva destinata un tempo all’appassimento diventa, oggi, un rosso vibrante. La vendemmia tarda, verso fine settembre, precede una fermentazione di dieci giorni con macerazione sulle bucce. Poi malolattica, e un anno di rovere francese da 15 ettolitri, seguito da un altro anno in bottiglia. Il colore è un rosso profondo. Il profumo racconta frutti rossi maturi, erbe aromatiche, liquirizia e un’eco leggera di tostatura. In bocca è equilibrato, con tannini fitti ma gentili, acidità viva e una persistenza speziata che invita al ritorno del sorso.
E infine, Eolia Rosa. Quello che abbiamo evocato all’inizio, al tramonto, sulla scogliera. I colori del cielo racchiusi nel bicchiere. Un rosato che è carezza e rivelazione, rubino delicato come un tesoro nascosto nei forzieri dei pirati. Ne nascono soltanto 3800 bottiglie e 100 magnum. La sua unicità è anche in una storia di fratellanza: le uve vengono da Noto, in Sicilia sud-orientale, e da lì raggiungono Salina in celle frigorifere, dove tutto il resto prende vita. È un vino raro e poetico, raffinato agli occhi, nobile al naso, sincero in bocca.
Eolia di Natascia e Luca non è soltanto vino: è un viaggio nell’anima di Salina, un’esperienza sensoriale che rapisce i sensi e li conduce in un crescendo di emozioni destinate a restare nella memoria di ogni vero amante del bere.
Non ho voluto parlare di abbinamenti: lo farò nel prossimo racconto, quando vi dirò dell’incontro tra i vini di Eolia e la cucina di mare del Signum, l’Hotel ristorante dove la mano delicata e sicura della chef stellata Martina Caruso sa trasformare i sapori del Mediterraneo in pura poesia.
