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Il Gabbiano di Stintino accoglie lo chef Andrea Fusco: al via una nuova stagione di cucina
(Agen Food) – Stintino (Ss), 18 giu. – Il Gabbiano di Stintino annuncia l’arrivo dello chef Andrea Fusco alla guida della cucina per la stagione estiva 2026, segnando l’inizio di un nuovo capitolo per il ristorante e, più in generale, per tutta l’esperienza di ospitalità che ruota intorno allo stabilimento. L’approdo di Fusco in via della Pelosa 32 porta con sé una firma gastronomica riconoscibile, maturata in anni di lavoro tra tecnica, libertà creativa e attenzione alla leggibilità del piatto, dopo esperienze che lo hanno imposto all’attenzione della ristorazione italiana, dal lungo percorso al Giuda Ballerino! al più recente progetto Nomina – Cucina Ludica.
Il contesto in cui si inserisce questo arrivo è già di per sé fortemente identitario. Il Gabbiano è uno stabilimento balneare accessibile da tre ingressi differenti — quello principale di via della Pelosa 32, l’accesso tramite Club Esse Roccaruja e l’ingresso windsurf area — ed è dotato di 210 ombrelloni, con passerella in legno fino al mare. Intorno al ristorante vive un ecosistema di servizi che contribuisce a definire Il Gabbiano come destinazione completa sul mare. Il Beach Bar è aperto dalle 9 alle 19 e accompagna colazione, snack, pasti, aperitivo e cocktail, con terrazza. La sera, il Lounge Bar prolunga l’esperienza dalle 20:30 alle 23:00 con un’identità ispirata ai bar speakeasy, una carta di gin and tonic dal mondo, Spritz con infusioni al mirto sardo, bacche di ginepro e alga nori, cocktail remixati, distillati rari e un angolo champagne vista mare.
È dentro questa cornice che la cucina di Andrea Fusco trova il proprio senso più compiuto.
Ma a Stintino il contesto non è soltanto una cornice: è un paesaggio che entra nell’esperienza, la orienta e la accompagna. Qui la bellezza non si guarda soltanto, si attraversa. La luce, il respiro del mare, la trasparenza dell’acqua e la naturale intensità di una delle spiagge più emozionanti della Sardegna costruiscono un impatto quasi commovente, capace di catturare lo sguardo e di invitare a lasciarsi andare all’esperienza. Ed è proprio in questo passaggio, dal mare al piatto, che si riconosce la firma di Fusco: una cucina che sa sorprendere, ma senza forzature, e che trova nella sua lettura personale un tocco inatteso restando però fedele alla tradizione sarda, tanto da risultare immediatamente comprensibile e apprezzabile anche agli occhi e al palato dei local. L’obiettivo dello chef romano è quello di costruire una cucina capace di parlare al luogo senza appesantirlo, pensata per un ospite che arriva dal mare, cerca piacere, qualità e freschezza, ma vuole anche sentirsi a casa. «L’idea è di accoglierlo, farlo rilassare e mangiare bene senza appesantirlo», racconta Fusco, definendo la sua come «una cucina elaborata, ma non eccessiva».
Nella sua traiettoria professionale Fusco ha sempre tenuto insieme memoria e gioco, tradizione e interpretazione personale. Il suo percorso racconta una cucina giocosa ma non gratuita, tecnica ma mai fredda, fondata sulla convinzione che il piatto debba rimanere leggibile anche quando viene spinto verso una forma nuova. La stessa idea ritorna con chiarezza per il progetto di Stintino: «Cambio le cose solo quando le ho ben capite dalle persone che le fanno da una vita. Le reinterpreto solo quando posso pensare di modificarle senza alterarle». È una dichiarazione che spiega bene il senso del suo arrivo al Gabbiano: non una cucina che traveste il territorio, ma una cucina che vuole ascoltarlo, assorbirlo e poi restituirlo in una forma personale.
Per questo motivo, Fusco, non appena arrivato a Stintino, si è subito messo al lavoro per costruire una rete di riferimento, fatta di produttori, pescatori, piccoli laboratori e artigiani del territorio, produttori di pasta, formaggi e non solo, arrivando a consultare chi custodisce i saperi tradizionali che rischiano di perdersi. Questa tensione alla ricerca, sommata al suo legame personale con Stintino e con la spiaggia della Pelosa, aggiunge profondità al progetto e lo distingue da un semplice incarico stagionale. Il Gabbiano, in questa lettura, non è solo il luogo in cui Andrea Fusco cucina in estate, ma il punto in cui due geografie gastronomiche — Roma e Sardegna — iniziano davvero a parlarsi.
È anche per questo che la cucina del Gabbiano si annuncia come una delle novità più interessanti dell’estate 2026 a Stintino. Perché non punta al virtuosismo autoreferenziale, ma a una qualità che deve essere percepita da tutti: dall’ospite che arriva dalla spiaggia per un pranzo leggero, a chi sceglie il ristorante per una cena vista mare, fino a chi vive il Beach Bar e il Lounge Bar come estensione naturale della giornata. In una delle immagini più efficaci, Fusco sintetizza così la propria idea di cucina al Gabbiano: «il vero obiettivo è che, finito di mangiare, il cliente possa tornare al mare e stare bene». È una frase semplice, ma dentro contiene tutta la sua poetica: gusto, misura, tecnica, piacere e leggerezza.
Il menu mostra con evidenza questo equilibrio tra immediatezza marina, matrice italiana e aperture contemporanee. E se c’è un piatto che racconta in modo diretto la mano di Fusco, sono gli Gnocchetti Sardi fatti a mano cacio e pepe con tartare di gambero rosso, polvere di cozze e menta fritta, un titolo che già da solo dichiara l’incontro tra Roma e il mare di Stintino. Nel racconto dello chef, il cacio e pepe è uno dei suoi gesti più identitari: un piatto che resta riconoscibile nella sua anima profonda, ma che qui si apre a una componente marina coerente con il luogo, secondo quella grammatica di “Roma e Sardegna” che Fusco stesso indica come asse portante del progetto. «C’è Roma, la Sardegna e Andrea Fusco: un equilibrio tra i territori e il mio lavoro, tra passato, presente e futuro», dice lo chef.
Se il cacio e pepe rappresenta la dichiarazione di metodo, la fregola è il piatto che più di ogni altro emerge come emblema emotivo di questa nuova stagione. In carta compare come fregola ai frutti di mare con cozze, vongole, polpo, scampi, cavolfiore, jus di manzo e katsuobushi: Fusco la descrive come un piatto trattato quasi come un risotto, costruito per stratificazione, portato a concentrazione e poi alleggerito nel respiro finale, con l’ambizione di far viaggiare il cliente attraverso un grande classico dell’isola. Proprio parlando della fregola, lo chef mette a fuoco uno degli obiettivi più forti dell’intero progetto: non stupire per artificio, ma arrivare a una forma di stupore che nasca dal gusto, dalla profondità e dal riconoscimento. Ed è significativo che proprio sulla fregola, venga riportato il complimento ricevuto da un commensale sardo abituato a mangiarla fin dall’infanzia.
In questo stesso asse si collocano gli Spaghetti con vongole veraci e selvatiche, piatto che dà corpo al lavoro di Fusco sulla materia prima locale e alla sua idea di cucina di mare pensata per un pubblico ampio, ma senza concessioni alla superficialità. Lo chef insiste infatti sulla necessità di partire da prodotti veri, piccoli fornitori, pescato e ingredienti del territorio, individuando proprio nella vongola locale una delle materie prime che più lo hanno colpito in Sardegna. Questo approccio aiuta a leggere gli spaghetti alle vongole non come un semplice classico di carta, ma come uno dei punti in cui il progetto del Gabbiano si misura con la sua promessa più concreta: fare una cucina leggibile, estiva, immediata, ma costruita sulla qualità reale.
Il lato più marcatamente territoriale del menu emerge dall’impegno di Andrea Fusco nella ricerca costante, nell’ascolto delle tecniche locali, nel confronto con artigiani del territorio, nella volontà di comprendere davvero le preparazioni prima di reinterpretarle, con un atteggiamento fatto di studio, rispetto e desiderio di entrare dentro il lessico sardo senza ridurlo a citazione decorativa.
Tra gli antipasti, alcuni piatti risultano particolarmente coerenti con la narrazione generale e con il tono della cucina che Fusco sta costruendo. Per chi ama il pesce, ecco arrivare tartare e sashimi di tonno rosso con gel di lamponi e granita di cetriolo e rum; ma è un altro antipasto, quello a base di tartare di manzo con semifreddo all’erborinato di pecora, gel di aceto balsamico e mirto,a raccontare bene il momento di passaggio che lo chef sta vivendo a Stintino: un piatto già appartenente al suo repertorio che, entrando in Sardegna, cambia forma e acquista un nuovo senso. In questo piatto Fusco abbandona la presentazione più classica della tartare per aprirla completamente nel piatto, trasformandola in una composizione fatta di piccoli frammenti, più ariosa, più visiva e più coerente con la luce e con il paesaggio del mare. Accanto alla materia cruda entra una componente cremosa ed elegante, un formaggio erborinato sardo, proprio per radicare ancora di più il piatto nel territorio in cui oggi cucina. In questa ricerca si legge bene la sua idea: partire da una firma personale, alleggerirla, rimetterla in discussione e farla dialogare con i prodotti locali senza perdere riconoscibilità.
Fra i secondi, il menu conferma questa doppia anima, tra precisione contemporanea e immediatezza marina. Il baccalà in pastella al nero di seppia, misticanza al miele di corbezzolo e soia è uno dei piatti in cui Andrea Fusco mostra con maggiore chiarezza la sua idea di cucina: partire da un classico riconoscibile e trasformarlo in qualcosa di inatteso senza tradirne l’anima. Il riferimento di partenza è dichiaratamente romano, quello del baccalà in pastella, ma l’immagine cambia completamente grazie a una veste nera e sorprendente che trasforma il piatto in una composizione di tre “sassi” scuri adagiati nel piatto. L’effetto scenografico, però, non è mai fine a sé stesso. Una volta superato l’impatto visivo, il piatto restituisce tutta la morbidezza e la sapidità del baccalà, accompagnato dalla misticanza al miele di corbezzolo e soia, che introduce un equilibrio tra note vegetali, dolci e umami.
Anche alcuni dettagli laterali del menu confermano la coerenza del progetto. La presenza del pane fatto in casa segnala una scelta artigianale precisa sul lavoro manuale, sulle farine e sulla costruzione interna di alcuni prodotti. Questa attenzione si riflette anche nella natura trasversale dell’offerta, che affianca al ristorante una proposta più snella e balneare fatta di piatti veloci che dialogano con il ritmo dello stabilimento. Il risultato è una struttura gastronomica capace di accompagnare la giornata dell’ospite senza spezzarne il ritmo, ma anzi rafforzandolo.
Nel finale dolce, il menu mantiene la stessa logica di equilibrio tra comfort e personalità. Tra le proposte di Fusco, due dessert che seguono due direzioni diverse ma complementari. Il semifreddo al cocco con cioccolato bianco e frutto della passione, nasce da un’immagine estiva, immediata e quasi giocosa: lo chef lo descrive come una sorta di mini magnum, rivestito di cioccolato bianco e completato con salsa al passion fruit e lamponi disidratati, pensato per dialogare con il mare, con il caldo e con quel desiderio di freschezza che accompagna naturalmente un pranzo o una cena in riva alla spiaggia.
La namelaka al burro d’arachidi, invece, introduce una dimensione più tecnica e stratificata. Fusco la immagina accompagnata da mousse di caramello al caffè, dalla tumbarella, una piccola specialità sarda fritta ripiena di ricotta e da un gelato di riso venere nero alla vaniglia: un dessert che guarda all’Oriente nella tecnica, ma si radica nel territorio attraverso gli elementi sardi. Insieme, questi due dolci raccontano bene il doppio registro della sua cucina al Gabbiano: da una parte il piacere immediato, fresco e vacanziero, dall’altra una ricerca più costruita, pensata per lasciare al cliente un ricordo preciso anche nel finale.
Con l’arrivo di Andrea Fusco, Il Gabbiano rafforza così la propria identità come luogo in cui paesaggio, ospitalità e cucina concorrono a costruire un’unica esperienza. Uno stabilimento strutturato e accogliente, un sistema di bar capace di presidiare i diversi momenti della giornata, e ora una firma gastronomica autorevole che porta con sé un racconto preciso: quello di una cucina che rispetta il mare, ascolta il territorio, non rinuncia alla personalità e sceglie di sorprendere con intelligenza.
