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Bla Kongo, identità svedese attitudine internazionale, cucina nordica reinterpretata per sorprendere
(Agen Food) – Roma, 14 feb. – di Marica D’Abruzzo – Aprire un ristorante svedese a Roma più di vent’anni fa poteva sembrare un azzardo. O forse una provocazione. Per Giorgio Lorenzi, invece, è stata una scelta naturale: “Non volevo aprire un ristorante svedese. Volevo aprire un ristorante diverso, a taglio internazionale”. Così nasce Bla Kongo, un progetto gastronomico che unisce suggestioni scandinave, spirito mediterraneo e un’idea di cucina in continua evoluzione.
Giorgio Lorenzi arriva da quindici anni di ristorazione di pesce, quella classica, marinara, fatta di antipasti tradizionali e primi abbondanti. Dopo aver chiuso il suo ristorante, si prende un anno sabbatico e parte per la Spagna. È lì che matura l’intuizione: una cucina fatta di assaggi, di piatti essenziali, ispirata allo spirito delle tapas.

L’idea della cucina di blakongo richiama la gastronomia scandinava, reinterpretata in chiave italiana.
A Bla Kongo non troviamo né pasta né pizza, ma aringhe marinate in diverse varianti, salmone lavorato in più versioni, salse nordiche come la skagen, la panna acida e spezie che richiamano le influenze orientali presenti nella cucina svedese.
Tra i simboli del ristorante c’è la “Bla Kongo”, una patata viola di origine svedese, più proteica e farinosa rispetto a quella bianca, ideale per gnocchi e preparazioni strutturate. Coltivata in Italia soprattutto in zone montane sopra gli 800-1000 metri, viene proposta in diverse lavorazioni, spesso servita “al cartoccio” con creme di yogurt, formaggi, salmone e verdure.
“È una patata più densa, perfetta da legare con creme di formaggio o gorgonzola. Ma per alcune farciture la nostra patata bianca resta insuperabile”, spiega Giorgio Lorenzi, a conferma di un approccio che non rinnega la tradizione italiana ma la integra.
Tra i piatti più richiesti spicca il salmone affumicato a caldo al legno di faggio. Una tecnica nata quasi per caso. “Ero sul fiume Aniene a pescare trote. Ho visto dei pescatori che le affumicavano sul momento con un affumicatore casalingo. In dieci minuti avevano un prodotto straordinario. Ho pensato: perché non portarlo in ristorante?” spiega Lorenzi.
Il principio è semplice: calore e fumo, generati dalla combustione controllata del legno in assenza di ossigeno, che cuociono e aromatizzano la carne del pesce. Un metodo antico, reinterpretato con attrezzature professionali.
Accanto al salmone affumicato, oggi uno dei piatti di punta è il “curry rosso alla pescatora”, proposto per comunicare una cucina che ama contaminarsi e sorprendere.

Quanto resta della Svezia autentica nel menu di Bla Kongo? “Oggi forse un 30%”, ammette Giorgi Lorenzi. Dopo il Covid, il ristorante ha ampliato ulteriormente i suoi orizzonti, mantenendo una base etnica ma guardando anche a proposte internazionali.
Per Santa Lucia e nel periodo natalizio compaiono in tavola i piatti tipici svedesi: gravlax, salmone marinato, laxpudding, (un delizioso sformato di patate e salmone) aringhe, fino alle immancabili polpettine di manzo con salsa alla panna, per celebrare la tradizione scandinava.
Per il 2026 Giorgio Lorenzi non parla di espansioni o nuovi locali, ma di ricerca, che viene definita come se fosse una fobia creativa che continua ad essere il motore di una delle esperienze gastronomiche più originali della Capitale: una cucina nordica, reinterpretata e pensata per sorprendere senza perdere identità.

